Amarcord Milan: la rosa dei campioni d’Italia 2010/11

Gli eroi dell’ultimo scudetto, quello del 2011 firmato da Max Allegri e Zlatan Ibrahimovic.

Rosa Milan 2011 – Sono passati ormai 6 anni dall’ultimo trionfo in campionato del Milan. Quel diciottesimo scudetto che da tanto tempo attende il proprio legittimo erede. Prima squadra a interrompere la striscia dell’Inter post Calciopoli, ultima squadra a trionfare prima dell’egemonia juventina. Era un grande Milan, quello del 2011. Un Milan che i tifosi non potranno dimenticare e che, forse, avrebbe meritato maggior fortuna anche in Champions (fermato agli ottavi dal Tottenham) e almeno un altro titolo, l’anno dopo, quello del tristemente famoso gol di Muntari che interruppe la corsa rossonera verso il diciannovesimo scudetto.

Rosa Milan 2011

Portieri. A difendere la porta rossonera nell’anno dell’ultimo scudetto fu Christian Abbiati. Un grande cuore milanista, quasi una bandiera per l’attaccamento dimostrato al club nel corso degli anni. Un portiere che ancora oggi avrebbe molto da insegnare, dal punto di vista dei valori morali, a colleghi più giovani, forse più talentuosi, ma certamente meno corretti (si legga Donnarumma). Vice di Abbiati fu Marco Amelia, prelevato in prestito con diritto di riscatto della metà dal Genoa. Nel ruolo di terzo portiere troviamo invece Flavio Roma, che in quella stagione collezionò una sola presenza.

Difensori. La linea a quattro tipo di Allegri in quella stagione fu Abate-Thiago Silva-Nesta-Antonini. Il terzino destro, unico tra gli ultimi campioni d’Italia a vestire ancora la maglia rossonera, poteva vantare sostituti certamente superiori rispetto a quelli degli ultimi anni: Daniele Bonera, Marek Jankulovski, Gianluca Zambrotta, all’occorrenza Sokratis Papastathopoulos. Tra i centrali fungeva da riserva di lusso, o principale alternativa, Mario Yepes. A gennaio, venne prelevato dall’Ajax Urby Emanuelson che, nato come centrocampista, divenne un’ulteriore alternativa sulla sinistra. Furono solo comparse invece quelle di Didac Vilà, Nicola Legrottaglie, Bruno Montelongo e Oguchi Onyewu, il gigante statunitense famoso solo per una furibonda lite con Ibra.

Thiago Silva, leader della difesa rossonera.

Centrocampisti. Era a centrocampo, forse, che il Milan di allora denota la maggior differenza di qualità rispetto alle ultime due stagioni. I titolari erano Gennaro Gattuso, Andrea Pirlo e Clarence Seedorf, le principali alternative Kevin-Prince Boateng, Massimo Ambrosini (capitano di quella rosa, con Ringhio come vice), Mathieu Flamini, da gennaio Mark van Bommel. Qualche apparizione fu concessa anche al giovane Alexander Merkel, tedesco prodotto del vivaio, adesso naturalizzatosi kazako, e al sierraleonese Rodney Strasser, ancora di proprietà del Genoa.

Gennaro Gattuso, vice capitano del Milan 2010/2011.

Attaccanti. L’ultima vera grande operazione di mercato del tandem Berlusconi-Galliani fu l’acquisto nell’ultimo giorno della sessione estiva di Zlatan Ibrahimovic e Robinho. Un doppio colpo dal costo totale di 42 milioni di euro per un campione che doveva riscattare un’annata negativa al Barça, e un talento che mai era riuscito a imporsi del tutto in Inghilterra con la maglia del City. Furono loro due i principali cardini del tridente offensivo completato da un Alexandre Pato ancora capace di fare la differenza. Undici presenze collezionò nella prima parte di stagione anche Ronaldinho, prima di essere ceduto a gennaio al Flamengo per 3 milioni di euro, venendo rimpiazzato da Antonio Cassano, in arrivo dalla Samp e principale alternativa ai tre titolari. Solo 6 presenze e 2 reti in campionato per Pippo Inzaghi, la cui gloriosa carriera era alle battute finali. Completavano il pacchetto offensivo i giovani Giacomo Beretta e Nnamdi Oduamadi, entrambi ancora di proprietà del Milan.

Allenatore. Prima di diventare uno dei grandi rivali del Milan, Massimiliano Allegri fu l’artefice dell’ultimo trionfo rossonero in campionato. Arrivato con aspettative non straordinarie dal Cagliari (con cui aveva conquistato una salvezza miracolosa), fu in grado di ottenere lo scudetto al primo colpo, dimostrando un grande acume tattico e grande sagacia nella gestione di uno spogliatoio di campioni.

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