Dieci bandiere della storia del Milan: da Giuseppe Bonizzoni a Ringhio Gattuso

Tra campionissimi del passato e simboli di una fede, storie e curiosità di dieci bandiere del Milan.

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Bandiere Milan – Il ‘caso Donnarumma’ ha fatto riesplodere una questione mai passata di moda nel calcio degli ultimi decenni: quella riguardante le cosiddette bandiere. In un mondo del pallone sempre più dominato dagli interessi monetari, dal vil denaro, sembra non esserci ormai più spazio per la romantica difesa dei colori con cui si è cresciuti. In attesa di capire se il portierone rossonero arriverà o meno al rinnovo del contratto con quella che, a sua detta, è la squadra per cui ha sempre tifato, andiamo a ripercorrere in questo articolo le storie di dieci campioni che hanno a lungo combattuto per la causa milanista, con alterne fortune. Dieci bandiere del Milan che mai verranno dimenticate da chi ha il cuore rossonero: magari anche dallo stesso Gigio…

Dieci bandiere del Milan

Giuseppe Bonizzoni. Per essere una bandiera non sempre bisogna nascere nel club che si farà proprio nel corso della carriera. Bonizza, terzino destro dotato di grande acume tattico, grinta e rapidità, crebbe e giocò nella Cremonese prima di approdare al Milan, nel 1931, in seguito alla retrocessione del club grigiorosso. In rossonero militò per nove stagioni, fino al 1940, giocando quasi sempre da titolare fisso (non fu mai tenuto fuori per scelta tecnica, ma solo per squalifiche o infortuni). Disputò in totale 266 partite con la casacca del club milanese, di cui 248 in Serie A e andando a segno in 2 occasioni.

Nils Liedholm. “Tranquillo, papà: un anno, massimo due, e poi torno“. Così si rivolse al padre il Barone quando decise di trasferirsi dalla Svezia in Italia. Nel Belpaese rimarrà in realtà per quasi sessant’anni. Leggendario attaccante, uno dei membri della Gre-No-Li che tanti successi diede al Milan, da capitano rossonero vinse 4 scudetti e 2 Coppe Latine. Al termine della propria carriera aveva collezionato con la maglia del Milan 394 presenze e messo a segno 89 reti. Solo Seedorf lo supera nella graduatoria dei calciatori stranieri con più presenze in rossonero. Da allenatore sedette sulla panchina del Milan in tre diversi periodi, scelto tra l’altro da Berlusconi come primo tecnico della sua era.

Cesare Maldini. Dopo essersi messo in luce con la Triestina, Maldini senior venne acquistato dal Milan nel 1954, rimandendo in rossonero per dodici stagioni. Difensore tuttofare, terzino destro e sinistro, libero e stopper o anche, all’occorrenza, centromediano, fu un’autentica colonna rossonera a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nel ’61 ricevette la fascia di capitano, e con essa riuscì ad alzare, per la prima volta nella storia del club, la Coppa dei Campioni, il 22 maggio del 1963 a Wembley dopo aver battuto il Benfica di Eusebio. Con la maglia rossonera vinse inoltre 4 scudetti e una Coppa Latina, collezionando alla fine della carriera 347 partite e 3 gol. Per alcuni anni, in seguito al ritiro, guidò il Milan dalla panchina, conquistando nel ’72-’73 Coppa Italia e Coppe delle Coppe, ma incappando nella Fatal Verona che gli costò il decimo scudetto rossonero (e quindi la stella sul petto) e che influì negativamente sul prosieguo della sua carriera da tecnico ad alti livelli.

Giovanni Trapattoni. Celebrato e conosciuto in tutto il mondo come uno straordinario tecnico, uno dei massimi teorici e interpreti della ‘Zona mista’, il Trap fu anche una leggendaria bandiera da calciatore del Milan. Mediano, ma anche difensore all’occorrenza, in rossonero vinse 2 scudetti, una Coppa Italia, 2 Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale, calcando il campo per 14 stagioni e collezionando 274 partite.

Gianni Rivera. Condensare in poche righe la carriera di quello che è senza ombra di dubbio uno dei più grandi interpreti di questo sport che il Milan abbia potuto vantare è impresa ardua. Non basterà ricordare che fu il primo Pallone d’oro italiano non oriundo (1969), o che nella classifica pubblicata dalla IFFHS dei migliori calciatori del XX secolo occupa la ventesima posizione, primo tra gli italiani. Rivera fu semplicemente il numero 10, talento sopraffino, capitano e leader di una squadra mitica. In rossonero collezionerà 658 presenze e 164 gol.

Franco Baresi. La bandiera delle bandiere, uno dei difensori più forti della storia del calcio, Franchino Baresi era dotato non solo di straordinarie attitudini difensive, ma anche di una tecnica sopraffina e di una visione di gioco fuori dal comune. Un regista arretrato come non se ne trovano più in giro. Militò nel Milan, club in cui nacque e crebbe, per vent’anni, senza mai cambiare casacca, collezionando 719 presenze e 33 reti. Nel suo palmarés vanta 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe Europee e 4 Supercoppe Italiane.

Mauro Tassotti. Altro straordinario campione del Milan anni ’80-’90, Tassotti giocò in rossonero per 17 anni, restando in società fino al 2016 ricoprendo vari ruoli. Con 36 anni consecutivi da tesserato del Milan ha stabilito un record assoluto per la società meneghina. Per lui in carriera 583 presenze e 10 reti.

Paolo Maldini. La bandiera delle bandiere 2.0: anche su Paolo vi sarebbe troppo da dire. Impossibile racchiudere una carriera di oltre vent’anni in poche righe. Figlio di Cesare, fu certamente uno dei più grandi difensori della storia del calcio, nonché uno dei più vincenti. In 25 anni di carriera in rossonero (unica maglia vestita e amata), ha alzato al cielo 26 trofei: 7 scudetti, una Coppa Italia, 5 Supercoppe Italiane, 5 Champions League, 5 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Coppa del mondo per club FIFA. È ancora oggi il recordman per presenze in Serie A (647), e per presenze con la maglia del Milan (902, con 33 reti all’attivo). Naturale che, quando si ipotizza l’ingresso di una bandiera in società, il primo pensiero vada a lui. Per ora però l’intesa con la proprietà cinese sembrerebbe molto, troppo lontana…

Alessandro Costacurta. Al di là di alcune ‘uscite a vuoto’ (l’ultima sul caso Donnarumma), Billy si è sempre dimostrato un fedele cuore rossonero. Difensore di grande talento, spesso ricordato beffardamente per l’errore marchiano dal dischetto nella finale di Coppa Intercontinentale del 2003, persa dal Milan, è in realtà ancora oggi il detentore della rete del marcatore più anziano della storia della Serie A (rigore nell’ultima gara della carriera, il 19 maggio del 2007, a 41 anni e 25 giorni). Con la maglia rossonera ha collezionato 663 presenze e 3 gol.

Gennaro Gattuso. 468 presenze e 11 reti. Una vita da mediano (cit.) tutto grinta e cattiveria, trascinatore nei momenti di difficoltà, scudo per i compagni e simbolo dell’ardore della tifoseria. Non basta il palmarés a narrare l’attaccamento di Ringhio alla causa rossonera. L’ex centrocampista di Corigliano Calabro ha mostrato con i fatti quanto ami il Milan, accettando lo scorso 26 maggio l’incarico di tecnico della Primavera rossonera, che difatti rappresenta una sorta di passo indietro per un giovane allenatore con alcune discrete esperienze su panchine di prima squadra (l’ultima quella travagliatissima a Pisa). Un esempio per altre aspiranti bandiere: l’amore per un club si dimostra con i fatti, non con le parole…