Anabel Segura fu rapita nel 1993 mentre faceva jogging a La Moraleja. Per oltre due anni la famiglia sperò che fosse viva, finché l’indagine portò ai sequestratori e al ritrovamento del corpo.
Il 12 aprile 1993, la ventiduenne Anabel Segura uscì per fare jogging nella zona residenziale di La Moraleja, ad Alcobendas, vicino Madrid. Intorno alle 14:50 venne costretta a salire su un furgone. Un giardiniere udì le sue grida e vide il veicolo allontanarsi, ma non riuscì a fermarlo. Cominciò così uno dei casi di sequestro più seguiti dalla Spagna degli anni Novanta.

Anabel Segura: le richieste di riscatto continuarono dopo la morte
I rapitori erano Emilio Muñoz Guadix e Cándido Ortiz Añón. Secondo quanto stabilito successivamente dalla giustizia, avevano raggiunto La Moraleja con l’intenzione di sequestrare qualcuno appartenente a una famiglia benestante e scelsero Anabel senza averla individuata in precedenza.
La giovane venne portata in una fabbrica abbandonata a Numancia de la Sagra, in provincia di Toledo. Quella stessa sera, poche ore dopo il rapimento, venne uccisa con una corda e sepolta nell’area.
La famiglia non lo sapeva. Due giorni dopo arrivò la prima telefonata dei sequestratori, che chiesero 150 milioni di pesetas. I contatti continuarono per settimane. In seguito venne persino inviata una registrazione nella quale una donna imitava la voce di Anabel per convincere i familiari che fosse ancora viva. Quella voce apparteneva a Felisa GarcÃa Campuzano, moglie di Muñoz.
Una voce in televisione porta ai sequestratori
Per oltre due anni l’indagine non riuscì a risolvere il caso. Nel 1995 il programma televisivo ¿Quién sabe dónde? trasmise le registrazioni delle telefonate dei rapitori. Alcuni telespettatori riconobbero quelle voci e le segnalazioni permisero alla polizia di concentrarsi su Muñoz e Ortiz.
Una conversazione telefonica intercettata tra Felisa GarcÃa e il cognato di Muñoz fornì poi un elemento decisivo: la donna ammise che Anabel era stata uccisa.
Il 29 settembre 1995 Muñoz, Ortiz e GarcÃa vennero arrestati. Nello stesso giorno gli investigatori recuperarono i resti di Anabel nella fabbrica abbandonata.
Nel 1998, Muñoz e Ortiz furono condannati inizialmente a 39 anni e due mesi di carcere ciascuno. Nel 1999 il Tribunal Supremo aumentò le loro pene, riconoscendo la forma aggravata della detenzione finalizzata al riscatto. Il caso si concluse quindi con la scoperta che Anabel era stata uccisa già il giorno della sua scomparsa, mentre per oltre due anni i suoi familiari avevano continuato a sperare di ritrovarla viva.