Sabina Badami scomparve a Torino il 10 settembre 1986 dopo una telefonata alla sorella. Testimonianze contraddittorie e una tragedia familiare non hanno mai chiarito il caso.
Il 10 settembre 1986, la ventisettenne Sabina Badami scomparve a Torino senza lasciare tracce. Originaria di Prizzi, nel Palermitano, si era trasferita in Piemonte dopo avere vinto un concorso alle Poste. Lavorava nell’ufficio di corso Tazzoli e abitava in via Monte Nero. A quarant’anni di distanza, il suo destino rimane sconosciuto.

Sabina Badami: l’ultima giornata e gli spostamenti contraddittori
Quella mattina Sabina si recò regolarmente al lavoro. Aveva rifiutato alcuni inviti dei colleghi, spiegando che voleva riposarsi perché il giorno seguente avrebbe dovuto partire per Falconara Marittima, dove era previsto il giuramento militare di un nipote. Una collega dichiarò di averla accompagnata a casa nel primo pomeriggio.
Nel 1998 emerse però una circostanza differente: intorno alle 14, Sabina avrebbe chiesto un passaggio a un altro collega, facendosi lasciare in via Ivrea, a diversi chilometri dalla propria abitazione. Nella zona si trovava una struttura destinata ai dipendenti delle Poste. Non è mai stato chiarito perché la giovane volesse raggiungere quel luogo né se vi avesse un appuntamento.
L’ultimo contatto considerato certo è una telefonata alla sorella, avvenuta intorno alle 22. Sabina parlò dei programmi per il giorno successivo, senza manifestare apertamente una situazione di pericolo. Non si presentò però al lavoro né raggiunse i parenti nelle Marche. Nell’appartamento rimasero i suoi effetti personali; mancavano la borsetta con documenti e denaro e un’agenda privata.
Gli avvistamenti e la tragedia di Prizzi
Un uomo raccontò di avere dato un passaggio, la mattina dell’11 settembre, a una giovane somigliante a Sabina lungo la strada tra Collegno e Torino. La donna appariva confusa e vestita in maniera insolita. Sarebbe scesa in corso Marche, dicendo di volere raggiungere un bar. La testimonianza arrivò però molto tempo dopo e non fu possibile verificarla. Una vicina riferì inoltre di avere visto Sabina uscire con un giovane, ma anche questo avvistamento non produsse sviluppi decisivi.
Il caso ebbe una conseguenza tragica otto mesi dopo. Il padre Giuseppe Badami, convinto senza prove che alcuni vicini fossero coinvolti nella scomparsa, l’8 maggio 1987 uccise Sebastiano Castelli, sua moglie Teresa D’Alia e la suocera Ernesta Drago. Le indagini esclusero completamente qualsiasi responsabilità delle tre vittime nella sparizione di Sabina.
Nel tempo sono state considerate ipotesi differenti, dall’allontanamento volontario all’incidente, fino al rapimento o all’omicidio. Nessuna ha ricevuto riscontri sufficienti e nessuno risulta essere stato formalmente indagato.