L’annuncio di Vito Crimi: i 15 senatori che hanno votato alla fiducia al governo Draghi saranno espulsi dal Movimento 5 Stelle.

Lo spettro della scissione nel Movimento 5 Stelle diventa ancora più concreto dopo l’annuncio di Vito Crimi, il quale ha fatto sapere che i senatori che hanno votato no alla fiducia al governo Draghi saranno espulsi.

Crimi, “I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi dal Movimento 5 Stelle”

Vito Crimi annuncia la sua decisione con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook.

I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi […], si collocano, nei fatti, all’opposizione. Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo“.

Lezzi e Morra tra i 15 che hanno votato no

Tra i quindici del Movimento 5 Stelle che hanno votato no alla fiducia ci sono anche senatori di peso del calibro di Lezzi e Morra. La loro espulsione, insieme con il passo indietro annunciato da Alessandro Di Battista dopo il voto su Rousseau, potrebbe portare ad una scissione nel MoVimento.

Per il governo Draghi non si prefigurano problemi legati ai numeri. Il suo esecutivo, al momento, ha numeri di ferro. Il problema semmai è per il Movimento 5 Stelle, che al termine di questa legislatura rischia seriamente una lunga crisi e una considerevole riduzione del peso in Parlamento.

Senato
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La richiesta del secondo voto sulla Piattaforma Rousseau

Il problema è legato al fatto che la fiducia al governo Draghi rischia di aprire una frattura insanabile all’interno del Movimento 5 Stelle. Molti avevano chiesto che si procedesse con un secondo voto sulla piattaforma Rousseau. La richiesta era stata avanzata dopo che Mario Draghi aveva presentato la sua squadra dei ministri. Molti non hanno apprezzato il peso del Centrodestra nell’esecutivo e soprattutto hanno espresso rammarico per un Movimento 5 Stelle che di fatto sarebbe ai margini. La verità è che il neo Presidente del Consiglio ha consegnato i Ministeri-chiave ai tecnici, ai suoi uomini di fiducia. La richiesta non è stata accolta dai vertici del Movimento, quindi l’indicazione ritenuta valida era quella della prima e unica consultazione sulla piattaforma Rousseau: sì al governo Draghi.


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