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Sgarbi sottoposto a tracheostomia percutanea: parla l'esperto
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Sgarbi sottoposto a tracheostomia percutanea: parla l’esperto

Vittorio Sgarbi con uno sguardo serio dopo il periodo di depressione

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi e le sue condizioni di salute dopo il ricovero. Cosa sappiamo dopo la tracheostomia percutanea.

Come sta Vittorio Sgarbi e quali indicazioni arrivano dall’ultimo bollettino medico? Il critico d’arte è ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli dal 30 settembre. Le sue condizioni si mantengono stabili, ma il quadro polmonare e della microembolia polmonare non ha consentito di interrompere il supporto ventilatorio. Per questo si è reso necessario procedere con una tracheostomia percutanea. Secondo le ultime notizie filtrate, l’uomo comunicherebbe solo con lo sguardo.

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi – newsmondo.it

Sgarbi sottoposto a tracheostomia percutanea: cosa significa

Per comprendere il significato della procedura e interpretare le informazioni disponibili su Vittorio Sgarbi, Il Resto del Carlino ha interpellato Michele Tempesta, direttore del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Salvatore di Pesaro. L’esperto invita innanzitutto alla prudenza, sottolineando che i dati comunicati non permettono di ricostruire completamente la situazione clinica del paziente.

“Innanzitutto non possiamo capire solo la gravità perché non conosciamo le patologie di base del paziente”, spiega Tempesta. La valutazione deve quindi tenere conto anche di elementi che non sono riportati nel bollettino medico.

I dettagli: cosa possiamo ipotizzare

La tracheostomia percutanea consiste nella creazione di un’apertura nel collo che consente di raggiungere direttamente la trachea. La procedura viene effettuata quando è necessario garantire l’accesso alle vie respiratorie e proseguire il supporto ventilatorio. Nel caso di Sgarbi, il ricorso a questo intervento è legato alla difficoltà di raggiungere un’autonomia respiratoria sufficiente per interrompere la ventilazione assistita.

“Cosa significa che debba sottoporsi a tracheostomia? Che da qui a qualche settimana si prevede che non possa acquistare autonomia respiratoria e quindi abbia bisogno della ventilazione”, chiarisce il direttore della Terapia intensiva.

Tempesta esclude inoltre che la microembolia polmonare, da sola, possa giustificare la necessità della tracheostomia: “Una decisione che non può essere giustificata dalla microembolia polmonare, che essendo appunto micro non può essere la causa della tracheotomia”.

L’esperto spiega anche che una delle cause più frequenti di embolia polmonare è la trombosi delle vene degli arti inferiori, dalla quale possono staccarsi piccoli emboli destinati a raggiungere i polmoni.

Quanto al quadro complessivo, la valutazione resta cauta: “Sicuramente serio, ma non possiamo spingerci oltre stando a questo bollettino”, conclude Tempesta.

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ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2026 10:14

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