I paesi membri dell’Ue non sono riusciti a trovare un accordo per l’embargo al petrolio russo.

Il sesto pacchetto di sanzioni per la Russia è ancora in stallo a causa dell’indecisione dei paesi sull’embargo del petrolio russo. La riunione dei ventisette di ieri non ha sortito alcun esito e slitta ancora questa misura contro la federazione russa. Il problema è il veto dell’Ungheria e Slovacchia che continuano a bloccare il provvedimento.

Tutto ciò rende difficili le trattative tra i paesi membri dell’Unione europea. Questo nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, quindi fatica ad arrivare. Gli stati non riescono a superare il veto di Ungheria, Slovacchia e in parte Repubblica Ceca che sono contrarie all’embargo del petrolio russo. Si tratta di una misura decisiva perché il petrolio insieme al gas è la principale fonte di guadagno della Russia e un suo embargo provocherebbe un duro stop alle spese militari per la guerra in Ucraina.

L’Unione europea quindi sta continuando a finanziare la guerra della Russia e nonostante molti paesi stiano predicando da settimane di arrivare all’embargo, ci sono due paesi che pongono il veto. Un serio problema per la risolutezza e la credibilità dell’Ue. Per questo motivo, il premier Draghi nel suo discorso in Parlamento europeo aveva dichiarato la necessità di cambiare le regole delle istituzioni europee eliminando l’unanimità. Su 27 paesi sono solo 2 che pongono il veto e questo risulta invalidante per l’Ue.

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La ferma contrarietà dell’Ungheria

Orbàn ha dichiarato che l’embargo al petrolio russo per l’economia ungherese sarebbe come “una bomba nucleare” e si è detto fortemente contrario. L’Ungheria ha dichiarato insufficiente anche il compromesso trovato dagli altri paesi europei di procrastinare le interruzioni di importazioni dalla Russia per Ungheria e Slovacchia, anzichè entro sei mesi entro il 2024. Orbàn chiede almeno 5 anni per trovare alternative al petrolio russo e chiede un’esenzione completa.

L’esenzione dell’Ungheria però non è una strada percorribile per l’Ue che vedrebbe la sua unità e solidità sminuita per una posizione contraria. Questo inoltre creerebbe un precedente pericoloso che metterebbe in discussione le istituzioni europee stesse.

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ultimo aggiornamento: 09-05-2022


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