Terremoto nel Centro Italia, la tragedia di sei anni fa 

Terremoto nel Centro Italia, la tragedia di sei anni fa 

Sei anni fa avveniva la tragedia del terremoto del Centro Italia: durante il sisma persero la vita 303 persone.

Ad oggi sono passati sei anni dal terremoto che, il 24 agosto 2016, distrusse Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e altri borghi poco distanti. Durante il terremoto, con scosse di magnitudo 6.0, persero la vita 303 persone.  

Il sisma distrusse innumerevoli edifici. Per il loro recupero durante gli ultimi anni sono stati aperti diecimila cantieri di edilizia privata. Oltre ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, furono distrutti anche diversi borghi situati nel Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche.  

Il report di Legnini

Numerosi anche gli interventi pubblici: 365 le opere terminate, mentre altre 315 sono in fase di ricostruzione oggi. Durante gli scorsi due anni, le richieste di restauro sono raddoppiate e i contributi concessi triplicati. Secondo quanto redatto in un documento dal commissario Legnini che si occupa del caso, “Anche gli interventi pubblici, nonostante le difficoltà generali, registrano passi avanti importanti”. La spesa per le manovre, “grazie anche alle procedure veloci delle Ordinanze speciali per i comuni più colpiti”, è arrivata a luglio a 768 milioni di euro. Rispetto ai 559 di fine 2021 e i 265 milioni di fine 2020.  

All’interno del report Legnini ha anche richiesto un “Codice delle ricostruzioni” per non ricominciare sempre dall’inizio nelle ricostruzioni. Il governo Draghi aveva già approvato il “Codice delle ricostruzioni”, ma adesso spetta al Parlamento completare la procedura. Il commissario Legnini ha dichiarato: “Siamo bravissimi a gestire la prima fase delle emergenze, ma poi la storia ha più volte dimostrato che si fa molta fatica ad avviare il processo di ricostruzione perché ogni volta si ricomincia da zero”. 

I lavori di ricostruzione ad Arquata del Tronto

Ad Arquata del Tronto i lavori da portare a termine sono innumerevoli. Il sindaco Michele Franchi dice che la ricostruzione “può dirsi avviata. Anche se manca il grosso che è circoscritto alle zone perimetrate, come ad esempio il borgo storico”.  

E continua: “L’impennata dei prezzi, la difficoltà di reperire materiali e il superbonus 110, che ha allontanato le ditte edili dal cratere sismico, sono stati motivi di ulteriori lungaggini. Ma con il nuovo prezzario e con le nuove ordinanze della struttura commissariale contiamo di riportare imprese e professionisti a lavorare da noi, per non fermarsi più”. 

Infine conclude: “Ma al di là della ricostruzione che comunque si farà qui il problema è garantire a queste zone di montagna un’attenzione speciale che io chiamo Zona Economica franca. Così da permettere agli imprenditori e ai cittadini di venirci a investire e vivere”.  

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