Quarant’anni fa il terremoto dell’Irpinia. Erano le 19.30 circa del 23 novembre 1980 quando un violento sisma provocò quasi 3 mila morti.

Il 23 novembre del 1980 l’Italia viva il dramma del terremoto dell’Irpinia, il peggiore evento sismico dal Secondo Dopoguerra. Una tragedia che a quarant’anni di distanza continua a mostrare le proprie ferite, uno strascico di sangue macerie.

23 novembre 1980, la tragedia del terremoto dell’Irpinia

Erano le 19.34 del 23 novembre 1980, domenica 23 novembre 1980 per la precisione, quando la terra cominciò a tremare violentemente. La scossa di terremoto di magnitudo 6.9 durò novanta interminabili secondi che cancellarono interi paesaggi del Mezzogiorno e spazzarono via migliaia di vite.

I sismografi, impazziti, segnarono una magnitudo momento pari a 6,9 della Scala Richter, con ipocentro a 10 chilometri di profondità. L’epicentro fu individuato nel comune di Castelnuovo di Conza.

Le zone più colpite dal sisma

Il terremoto colpì un’area di 17.000 km2 che si estendeva dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. I comuni più duramente colpiti (X grado della scala Mercalli) furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna.

Di seguito un video con alcune immagini del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980

https://www.youtube.com/watch?v=A7vk2xUA1Ds&ab_channel=RaffaeleVolpe

Terremoto dell’Irpinia, il bilancio

Sarebbero 2.914 i morti del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre del 1980. Questo è il numero riportato dalle stime più attendibili.

Quasi novemila feriti e oltre 280 mila sfollati. Il sisma colpì tre Regioni (Campania, Basilicata e Puglia) e interessò 687 comuni, pari a quasi un decimo di quelli italiani.

Terremoto Irpinia
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La ricostruzione

Per la ricostruzione, oggetto di forti polemiche e di episodi di malaffare, sono stati spesi a oggi 66 miliardi di euro circa, attualizzati al 2010. Ma la ricostruzione nel corso degli anni è stata al centro di ritardi e polemiche.

Oggi, a quarant’anni dal terremoto dell’Irpinia del 1980, la ricostruzione è quasi giunta al termine in tutta l’area interessata dal sisma.

Il messaggio di Mattarella

“Sono trascorsi quarant’anni dall’immane tragedia provocata dal terremoto che devastò l’Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia. Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici”, recita il messaggio di Mattarella in occasione del quarantesimo anniversario della strage.

“Tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi. Il numero dei senzatetto si contò in centinaia di migliaia: sofferenze, disperazione, sacrifici che si sono prolungati per anni nel percorso di ricostruzione. Nella ricorrenza del più catastrofico evento della storia repubblicana desidero anzitutto ricordare le vittime, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza. Anche il senso di comunità che consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza, e quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole, appartiene alla nostra memoria civile. Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire”.

Di seguito il messaggio integrale del Presidente della Repubblica.

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

Il terremoto del 1962

La zona dell’Irpinia era stata interessata da una violenta scossa di terremoto già nel 1962.

Furono tre le scosse che si susseguirono tra le 17.00 circa e le 19.00 del 21 agosto del 1962. La prima scossa di magnitudo 6.1, la seconda di magnitudo 6.3 (secondo alcuni studi 6.4, la misurazione all’epoca non era precisa come quella di oggi) e la terza di magnitudo tra 4.9 e 5.0

L’epicentro fu localizzato nella zona di Sant’Arcangelo Trimonte, nell’Avellinese.

Il bilancio finale sarebbe stato di 17 morti e migliaia di sfollati.

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