Le chiamate telefoniche “silenziose” non svuotano il conto da sole, ma possono aprire la strada a spoofing, vishing e raggiri bancari.
Le cosiddette truffe telefoniche “Silence” stanno tornando al centro dell’attenzione perché sfruttano un meccanismo semplice e insidioso: una chiamata da numero sconosciuto, spesso muta o con pochi secondi di silenzio, che spinge la vittima a dire “pronto” o “sì”. Va chiarito subito un punto importante: quella risposta, da sola, non basta automaticamente a svuotare un conto corrente. Può però confermare che il numero è attivo, rendere il contatto più appetibile per successive truffe e, nei casi peggiori, inserirsi in una catena di spoofing, teleselling scorretto o finto antifrode bancario.

Come funzionano davvero le chiamate “silenziose”
Il Garante Privacy spiega che le cosiddette telefonate mute sono chiamate in cui l’utente risponde ma non trova alcun interlocutore, spesso perché alcuni sistemi automatici generano più chiamate di quante gli operatori riescano a gestire. Per questo il Garante ha imposto limiti precisi, come l’interruzione entro 3 secondi dalla risposta, il divieto di richiamare subito la stessa utenza e l’uso del cosiddetto comfort noise, cioè un rumore di fondo che faccia capire che la chiamata arriva da un call center.
Accanto a questo fenomeno c’è poi lo spoofing, cioè la manipolazione del numero chiamante per far apparire sul display una numerazione italiana o comunque familiare. Proprio per contrastare questa tecnica, AGCOM ha introdotto nel 2025 misure di blocco delle chiamate provenienti dall’estero con CLI alterato, prima per i numeri fissi e poi anche per i mobili. Questo vuol dire che oggi parte del traffico fraudolento viene filtrato, ma non tutto il problema è sparito.
Perché il rischio vero arriva dopo e cosa fare subito
Il passaggio davvero pericoloso arriva quando, dopo quel primo contatto, la vittima viene richiamata da chi si spaccia per banca, antifrode o addirittura forze dell’ordine. In questi casi i truffatori provano a ottenere codici OTP, credenziali o perfino bonifici verso conti presentati come “sicuri”. I Carabinieri hanno ricordato chiaramente che nessun operatore bancario e nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede per telefono credenziali riservate o trasferimenti di denaro.
C’è poi un altro aspetto da non confondere: il semplice “sì” non dovrebbe bastare, da solo, a concludere validamente un contratto telefonico, perché il Codice del consumo prevede che, quando il contratto a distanza si conclude per telefono, il consumatore sia vincolato solo dopo aver firmato l’offerta o averla accettata per iscritto, salvo le modalità su supporto durevole espressamente consentite. Proprio per questo il rischio maggiore non è una magia vocale istantanea, ma l’uso scorretto della chiamata dentro pratiche aggressive o fraudolente.
Per difendersi conviene evitare di fornire qualsiasi dato, chiudere la chiamata se qualcuno mette fretta, richiamare la banca solo usando il numero ufficiale e iscrivere fisso o cellulare al Registro pubblico delle opposizioni, che oggi è esteso anche ai numeri mobili e annulla i vecchi consensi al telemarketing. Se le chiamate continuano, si può anche segnalare il caso al Garante Privacy.