La vicenda di Tsutomu Miyazaki, il serial killer giapponese condannato per l’uccisione di quattro bambine tra il 1988 e il 1989: arresto, processo, pena di morte e impatto mediatico in Giappone.
Il nome di Tsutomu Miyazaki è legato a uno dei casi più sconvolgenti della cronaca nera giapponese. Tra il 1988 e il 1989, l’uomo rapì e uccise quattro bambine, di età compresa tra i 4 e i 7 anni, nelle aree di Tokyo e della prefettura di Saitama. La brutalità dei delitti e il modo in cui l’assassino cercò di sfidare famiglie e opinione pubblica trasformarono il caso in un trauma nazionale.
Miyazaki lavorava in una tipografia e conduceva una vita apparentemente isolata. Dopo il suo arresto, la stampa giapponese e internazionale lo presentò spesso attraverso soprannomi come “Otaku Murderer”, “killer nerd” o “Little Girl Murderer”, insistendo sulla sua collezione di videocassette, manga e materiale pornografico. Questa lettura contribuì anche a una forte paura morale attorno alla cultura otaku, ma il punto centrale resta giudiziario: Miyazaki fu condannato per quattro omicidi.

Tsutomu Miyazaki: i delitti e l’arresto del 1989
Le vittime furono bambine molto piccole, rapite in contesti quotidiani. Il caso divenne ancora più inquietante perché Miyazaki non si limitò a uccidere: mutilò i corpi e inviò messaggi e resti alle famiglie, cercando di prolungare il terrore anche dopo i delitti.
L’arresto arrivò nel luglio 1989, dopo che l’uomo venne fermato mentre cercava di fotografare una bambina. Da quel momento, le indagini portarono alla scoperta del collegamento con gli omicidi precedenti. Il Giappone si trovò davanti a un caso che sembrava rompere l’immagine di sicurezza e controllo sociale associata al Paese.
Il processo, la pena di morte e l’esecuzione
Il processo fu lungo e ruotò soprattutto attorno alla capacità di intendere e volere dell’imputato. La difesa sostenne la presenza di disturbi mentali gravi; i giudici, però, ritennero Miyazaki consapevole delle proprie azioni e delle loro conseguenze.
Nel 1997 arrivò la condanna a morte. L’Alta Corte di Tokyo la confermò nel 2001, e la Corte Suprema nel 2006. Il 17 giugno 2008, Tsutomu Miyazaki venne impiccato nel centro di detenzione di Tokyo. Secondo le cronache dell’epoca, non espresse vero pentimento né chiese scusa alle famiglie delle vittime.
La sua storia resta una delle più oscure della cronaca giapponese moderna: non solo per la violenza contro quattro bambine, ma anche per il modo in cui il caso venne trasformato in un simbolo mediatico, sociale e culturale molto più grande del singolo processo.