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Uccisa a colpi d'ascia dal cognato mentre il marito è in carcere
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Storia terribile: uccisa a colpi d’ascia dal cognato mentre il marito è in carcere

due membri della polizia scientifica a lavoro sulla scena del crimine

Sta facendo discutere il caso della morte di Arlinda Zekaj, uccisa a colpi d’ascia dal cognato dopo il fermo del marito.

Non solo la drammatica vicenda della donna massacrata dall’ex a Loreto. Un’altra tremenda storia con una donna vittima della violenza di un uomo è emersa negli ultimi giorni. La morte di Arlinda Zekaj, 49 anni, ha provocato indignazione e proteste in Kosovo, riportando al centro dell’attenzione il tema della protezione delle donne vittime di violenza domestica.

due celle aperte in un carcere

Uccisa a colpi d’ascia dal cognato: i fatti

Secondo quanto ricostruito, la donna è stata uccisa a colpi d’ascia nella sua abitazione di Vitomirica, vicino a Peja, poche ore dopo essersi rivolta nuovamente alle forze dell’ordine per denunciare minacce e maltrattamenti all’interno della famiglia. La tragedia si è consumata domenica 25 ottobre. Dopo aver raccolto la denuncia della quarantanovenne, la polizia aveva disposto il fermo per 48 ore del marito, accusato di violenze in ambito familiare. Intorno alle 21, una pattuglia aveva accompagnato Arlinda a casa per garantirle un rientro in sicurezza. Ma la protezione si è rivelata insufficiente.

Pochi minuti dopo che gli agenti si erano allontanati, il cognato della donna, Albert Sylaj, è entrato nell’abitazione e l’ha colpita ripetutamente alla testa con un’ascia. I vicini hanno dato l’allarme, ma quando i soccorritori e le forze dell’ordine sono arrivati non è stato possibile salvarla. L’uomo si è dato alla fuga subito dopo l’aggressione, ma è stato individuato e arrestato nella zona di Deçan, al termine di una vasta operazione di ricerca.

Il figlio dodicenne della vittima è stato affidato ai servizi sociali e trasferito in una struttura protetta. Intanto, la vicenda ha sollevato interrogativi sulla gestione delle precedenti segnalazioni della donna. Arlinda, infatti, aveva chiesto più volte aiuto, manifestando il timore per la propria incolumità.

L’indignazione dopo il delitto

Le autorità sono ora chiamate a chiarire perché, dopo averla accompagnata a casa, non sia stata predisposta una sorveglianza continuativa o una sistemazione in un luogo protetto.

L’Ispettorato di Polizia ha avviato un’indagine interna per accertare eventuali responsabilità, omissioni o sottovalutazioni del pericolo da parte degli agenti intervenuti.

Anche il premier Albin Kurti è intervenuto sulla vicenda, definendo quanto accaduto “imperdonabile”. Il capo del governo ha incaricato i ministeri dell’Interno e della Giustizia di presentare entro 54 ore una relazione dettagliata sulle carenze operative che hanno preceduto l’omicidio.

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ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2026 14:36

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