Le accuse alla Russia da parte di cinque Paesi europei a proposito della morte dell’oppositore di Putin, Alexey Navalny.
La morte di Alexey Navalny continua a far parlare. In modo particolare, cinque Paesi europei hanno accusato il Cremlino di averl ucciso con un veleno letale: l’epibatidina che si trova sulla pelle delle velenose rane freccia. Secondo Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, dietro la morte dell’oppositore di Putin ci sarebbe appunto Mosca.

La morte di Navalny in Russia: cosa è successo
Navalny è morto due anni fa, nel carcere siberiano sopra il Circolo Polare Artico in cui era detenuto. L’uomo, opposito di Putin, stato condannato a 19 anni di reclusione per accuse di “estremismo” considerate inventate di sana pianta per colpirlo e aveva più volte denunciato di essere vittima di soprusi in prigione. Da parte del Cremlino, va detto, tutte le accuse sono state respinte. Mosca ha sempre negato di essere responsabile della sua morte e ha replicato nel corso del tempo parlando di “insinuazioni volte a distogliere l’attenzione dai problemi urgenti dell’Occidente”.
Le accuse a Mosca da parte di 5 Paesi europei
La questione legata alla morte di Navalny si è adesso movimentata con le accuse arrivate da ben cinque Paesi europei verso Mosca. Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, infatti, hanno sostenuto che la Russia abbia avvelenato l’oppositore con una tossina estratta da una minuscola rana che vive in Sud America.
Questi Paesi dicono di basare le loro conclusioni “sull’analisi di campioni” del corpo dell’oppositore russo. In particolare, secondo questi Stati, Mosca avrebbe avvelenato l’oppositore con l’epibatidina che si trova sulla pelle delle velenose rane freccia. Gli stessi Paesi hanno anche annunciato di aver segnalato la Russia all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) e di sospettare che “la Russia non abbia distrutto tutte le sue armi chimiche”.