Pioniere: Eleanor Roosevelt
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Direttore: Franco Ferraro

Pioniere: Eleanor Roosevelt

Eleanor Roosevelt in abito blu con colletto bianco

Prima moglie del presidente Roosevelt e figura tra le più influenti del Novecento, Eleanor Roosevelt trasformò il ruolo di First Lady.

«Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona: il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria, o ufficio in cui si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguale opportunità, uguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti».

Così dichiarò Eleanor Roosevelt, nel suo celebre discorso all’ONU del 27 marzo 1958, in occasione del decimo anniversario dell’approvazione a Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Adlai Stevenson, ex candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, scrisse di lei: «Avrebbe preferito accendere una candela che maledire l’oscurità». 

Eleanor infatti, fronteggiò con coraggio, determinazione e ottimismo tutti gli eventi cruciali del ventesimo secolo: dalla Grande Depressione alla Seconda Guerra Mondiale, dall’istituzione delle Nazioni Unite all’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, passando per la segregazione razziale

Ma chi era questa donna stupefacente e profondamente libera sia nella vita privata che in quella pubblica?

Eleanor, rimasta orfana da bambina e cresciuta in un ambiente ostile da una nonna materna molto tradizionalista, incontrò, durante il suo percorso scolastico un’insegnante, Marie Souvestre, interessata alle cause liberali e alla questione femminile. Più avanti con gli anni, Eleanor definì Souvestre come una delle persone che ebbero maggiore influenza nella sua vita. 

Sposata a Franklin Delano Roosevelt, futuro Presidente degli Stati Uniti, quando il marito contrasse la poliomielite e restò paralizzato, contrariamente al parere della famiglia, lo spinse a non ritirarsi a vita privata ma a continuare la carriera politica e, una volta che Roosevelt fu eletto Presidente, divenne la prima first lady attivista della storia.

Franklin Delano Roosevelt immagine in bianco e nero
Franklin Delano Roosevelt alla scrivania – newsmondo.it

Eleanor, non si limitò a presenziare ai cocktail ma insistette per visitare carceri e ospedali, fece pressione l’adozione di misure che favorissero la formazione professionale delle donne, riuscì a introdurre gli aiuti finanziari per gli studenti meno abbienti e si schierò con fermezza, attirandosi non poche critiche, contro la segregazione razziale. 

Eleanor era orgogliosamente membro delle Figlie della Rivoluzione Americana – organizzazione attiva ancor oggi e dedita all’educazione, al patriottismo e alla preservazione della storia patria – ma, quando il 26 febbraio del 1939 fu negato alla cantante nera Marian Anderson di esibirsi, adducendo regolamenti che avrebbero vietato di esibirsi agli artisti afroamericani, si dimise clamorosamente in segno di protesta contro le politiche discriminatorie portate avanti dall’organizzazione. 

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

In prima linea durante la Seconda Guerra Mondiale, quando nel 1945 il marito morì, godeva di un tale prestigio che il nuovo presidente, Harry Truman le chiese di essere la rappresentante per i Diritti Umani alla Commissione delle Nazioni Unite.

Ed è in questa sede che Eleanor Roosevelt divenne una figura chiave per la stesura e per l’approvazione, nel 1948,della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che lei definì la «Magna Carta internazionale per tutti gli uomini».

Erano i primi anni della Guerra Fredda e la Roosevelt, con sagacia e acume politico, seppe mediare le visioni, spesso contrapposte, di 18 paesi diversi, guidando la redazione di un testo che volle scritto in un linguaggio chiaro, cosicché tutte le persone di ogni cultura e religione potessero comprenderlo, anche quelle più semplici. Alle sue pressioni al Dipartimento di Stato americano si deve l’inclusione nella Dichiarazione non solo dei diritti civili e politici, ma anche di quelli sociali, economici e culturali.

Attiva fino alla fine della sua vita ancora nei primi anni Sessanta, sotto l’amministrazione Kennedy, fu posta a capo della Commissione sullo stato delle donne e promosse la partecipazione delle donne alla politica internazionale 

«Il futuro appartiene – disse – a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni». Lei ci credette.

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ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2026 13:15

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