Il segretario della CGIL, Maurizio Landini, ha attaccato la Premier Giorgia Meloni in vista del prossimo Referendum Giustizia.
Se da una parte Giorgia Meloni ha rivendicato le motivazioni sulla riforma della giustizia, dall’altra c’è chi non la pensa affatto come lei. In particolare, nel corso di un’intervista a Fanpage.it, il segretario della CGIL, Maurizio Landini, si è espresso in modo piuttosto duro e diretto verso la Premier spiegando il motivo per il quale, a detta sua, la Presidente del Consiglio voglia “togliere di mezzo” la magistratura.

Landini: la Riforma Giustizia e la magistratura
Nel corso dell’intervista a Fanpage.it da parte di Maurizio Landini, di cui riportiamo solo pochi estratti, il segretario della CGIL ha fatto riferimento al caso di Giusi Bortolozzi, capa del gabinetto di Nordio, che si era espressa dicendo appunto che con il “sì” a questa riforma si “toglie di mezzo la magistratura”. Dal canto suo Landini ha detto: “Credo che siano parole gravi che si commentano da sole, perché rendono evidente un problema: avendo vinto le elezioni questo Governo pensa di poter fare quello che gli pare”.
Secondo il segretario della CGIL, nella testa del Governo ci sarebbe “l’idea di comandare. Qualsiasi potere che limita l’azione del Governo, semplicemente perché richiama al rispetto delle regole e delle leggi del nostro Paese, viene considerato come un impedimento, come un ostacolo da eliminare. È una logica autoritaria pericolosissima, che non c’entra nulla con i principi e con i valori della nostra Costituzione”.
La posizione della Meloni secondo Landini
Facendo poi riferimento ad un video della Meloni proprio per incentivare i cittadini a votare “si” al Referendum, Landini ha aggiunto come questo confermi un certo “accanimento della presidente del Consiglio verso la magistratura”.
Secondo il segretario della CGIL questa riforma servirebbe “[…] ad affermare un controllo centrale della politica anche sulla magistratura e su tutti quelli che sono i cosiddetti poteri intermedi. Pensiamo a quello che succede verso l’informazione o i sindacati e non solo. Insisto, c’è una logica pericolosamente autoritaria. […]”.
Per Landini il rischio in caso di vittoria del “sì” è palese: “Credo che lo scenario peggiore che potremmo trovarci di fronte è la messa in discussione dell’autonomia della magistratura e della sua indipendenza, favorendo un controllo politico proprio su chi dovrebbe garantire che la legge uguale sia per tutti, anche per quelli che governano”, ha detto ancora a Fanpage.it.