Il critico d’arte Vittorio Sgarbi è riapparso in pubblico in televisione in collegamento con David Parenzo. Ecco il motivo e come sta.
Mentre continuano i rumors sulle sue condizioni di salute con annesso “giallo” legato alle sue cartelle cliniche, Vittorio Sgarbi stupisce tutti e torna a mostrarsi in diretta tv. Il critico d’arte lo ha fatto nel corso della recente puntata de ‘L’Aria che tira’ su La7 con David Parenzo per una ragione ben precisa e non facendo mancare alcuni passaggi pungenti, come nel suo stile.

Il ritorno di Vittorio Sgarbi in tv: come è apparso
Era da diverso tempo che Vittorio Sgarbi non appariva in televisione e anche per questo la sua presenza in collegamento con la trasmissione di La7 di David Parenzo, ‘L’Aria che tira’, ha generato grande attenzione. Il critico d’arte, le cui condizioni di salute sono oggetto, ormai da mesi, di diverse indiscrezioni, è tornato a farsi vedere.
Evidentemente non è “il solito” Sgarbi: voce stanca e volto segnato e una forma fisica sicuramente non ottimale ma neppure come qualcuno l’aveva descritta solo qualche tempo fa. L’uomo ha scelto di presenziare in collegamento per parlare dell’unica cosa che, evidentemente, lo fa stare bene: l’arte.
Il motivo dell’apparizione in televisione del critico d’arte
Sgarbi, infatti, è apparso a ‘L’Aria che tira’ per dire la sua sulla presenza della Russia alla Biennale di Venezia. Un ritorno, all’evento in Laguna, avallato dal presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco ma osteggiato dal Ministero della Cultura, Giuli, per ragioni di opportunità diplomatica e sanzioni internazionali.
Il critico d’arte, a precisa domanda del conduttore, si è schierato sul caso con uno “schiaffo” verso il Ministro della Cultura: “Con chi sto? Con Buttafuoco. Non c’è dubbio che gli artisti che lavorano con il regime rappresentino una visione a priori discutibile, ma è un dato di fatto di una situazione reale nella quale si trova la Russia in questo momento”.
Incalzato ancora da Parenzo sulla libertà dell’arte, Sgarbi ha precisato: “L’arte non è libera, soprattutto l’arte di un Paese come la Russia, subordinata ai critici che li portano alla Biennale. Non c’è via d’uscita […]”.