Cristiano Aprile fu ucciso a 12 anni il 24 febbraio 1987 nella sua casa di via Levanna, a Roma. Il caso è ancora irrisolto e resta uno dei cold case più inquietanti della Capitale.
Nonostante il passare dei decenni, l’omicidio di Cristiano Aprile resta un caso aperto, uno di quei delitti su cui non è ancora stata fatta luce. Aveva 12 anni e viveva con la famiglia in via Levanna 35, nel quartiere Monte Sacro di Roma. La mattina del 24 febbraio 1987, in quella che doveva essere una giornata normale, un uomo riuscì a entrare in casa con una scusa e trasformò l’appartamento in una scena di sangue. Da allora il nome di Cristiano è rimasto legato a uno dei casi più duri e misteriosi della cronaca romana.
La mattina dell’omicidio di Cristiano Aprile e i dettagli del massacro
Quel giorno in casa c’erano Cristiano, la madre Fiorella Baroncelli e la sorella Giada. Il padre, insegnante di elettrotecnica, era già uscito, così come il fratello maggiore. Intorno alle 8.30 suonò alla porta un ragazzo che pochi giorni prima si era già presentato in casa, dicendo di essere uno studente del padre e di avere bisogno di un libro. La donna gli aprì e, una volta entrato, il giovane tirò fuori un coltello.

Secondo le ricostruzioni dell’epoca, la madre venne minacciata e immobilizzata, mentre Cristiano fu raggiunto nella sua stanza e colpito con numerose coltellate. Il bambino morì poco dopo. Anche la madre e la sorella vennero ferite in modo grave, ma riuscirono a sopravvivere. Nei racconti successivi si è parlato di circa una decina di fendenti contro Cristiano: un’aggressione rapidissima e ferocissima, compiuta dentro quello che avrebbe dovuto essere il luogo più sicuro.
La scena colpì subito per un dettaglio decisivo: non sembrava una rapina finita male. In alcune ricostruzioni si parla di denaro cercato o indicato dalla madre, ma il movente economico non ha mai davvero convinto fino in fondo gli investigatori. Fin dall’inizio, infatti, prese forza l’idea che l’assassino potesse avere un legame con il padre di Cristiano o con la famiglia, anche perché conosceva già l’appartamento e si era presentato con modi apparentemente educati, abbastanza da non destare subito sospetti.
L’identikit, le piste seguite e il mistero che resiste ancora
Dopo il delitto le indagini si concentrarono soprattutto sugli studenti ed ex studenti del padre di Cristiano. La pista principale fu quella di una possibile vendetta maturata in ambiente scolastico, ma non emerse mai un nome capace di reggere davvero. La madre fornì anche la descrizione dell’aggressore, da cui nacque l’identikit di un ragazzo molto magro, dal volto pallido, con occhiali tondi e capelli scuri. Quel volto è rimasto negli anni uno dei simboli del caso, ma non ha mai portato all’identificazione certa del killer.
Ancora oggi l’omicidio di Cristiano Aprile è un cold case. Negli ultimi anni il nome del bambino è tornato più volte al centro dell’attenzione, tra richieste di rilettura degli atti, nuovi approfondimenti giornalistici e il racconto di ex investigatori convinti che su quel fascicolo ci siano ancora punti da chiarire. Ma il dato più duro non cambia: Cristiano Aprile fu ucciso in casa sua a 12 anni e, dopo quasi quarant’anni, non esiste ancora un colpevole. È questo che rende il suo caso così difficile da dimenticare.