Kazimierz Piechowski fu tra i protagonisti di una delle evasioni più clamorose da Auschwitz: il 20 giugno 1942 uscì dal campo con altri tre prigionieri travestiti da SS a bordo di un’auto rubata.
Ci sono fughe che non restano soltanto episodi di guerra, ma diventano simboli di sfida e sopravvivenza, quella del polacco Kazimierz Piechowski è una di quelle più incredibili. Prigioniero polacco ad Auschwitz, il 20 giugno 1942 riuscì a evadere insieme ad altri tre detenuti in un modo che ancora oggi sembra quasi impossibile: indossando uniformi delle SS, impugnando armi sottratte ai tedeschi e uscendo dal campo a bordo di una vettura rubata dal parco macchine nazista. Per il museo di Auschwitz, si tratta di una delle fughe meglio documentate tra quelle avvenute dal lager.
Il piano della fuga di Kazimierz Piechowski e l’uscita dal campo davanti alle guardie
Con Piechowski c’erano Stanisław Gustaw Jaster, Józef Lempart ed Eugeniusz Bendera. I quattro sfruttarono i compiti che svolgevano nel campo e la conoscenza delle abitudini delle guardie per preparare un piano rischiosissimo. Entrarono in un deposito delle SS, presero uniformi e armi, poi raggiunsero il garage dove Bendera riuscì a mettere le mani su una Steyr 220 usata da un ufficiale tedesco. A quel punto si travestirono e si mossero come se facessero parte davvero del personale del campo.

Il momento decisivo arrivò al cancello. Quando la sbarra non si alzò subito, Piechowski si sporse e urlò in tedesco un ordine secco alla guardia, che alla fine aprì il varco. L’auto superò così il perimetro di Auschwitz e i quattro riuscirono a uscire dal campo. Poco dopo abbandonarono il veicolo e proseguirono la fuga separandosi, per ridurre il rischio di essere ripresi tutti insieme. Jaster portava con sé anche un rapporto clandestino di Witold Pilecki destinato all’Armia Krajowa, la resistenza polacca.
Cosa accadde dopo e perché quella fuga è rimasta nella storia
La fuga ebbe conseguenze pesanti dentro e fuori dal campo. Il museo di Auschwitz ricorda che, dopo l’evasione, i controlli ai cancelli e nei garage furono irrigiditi. Le fonti ricordano anche rappresaglie contro persone ritenute coinvolte o vicine agli evasi, mentre la vicenda contribuì a rafforzare il valore simbolico della resistenza interna al lager. Piechowski sopravvisse, entrò nella resistenza polacca e, nel dopoguerra, subì anche la repressione del regime comunista. È morto a Danzica il 15 dicembre 2017, a 98 anni.
È anche per questo che il nome di Kazimierz Piechowski continua ancora oggi a tornare quando si parla di Auschwitz. Non fu solo una fuga riuscita, ma una dimostrazione concreta del fatto che perfino nel cuore di uno dei luoghi più disumani del Novecento potevano esistere coraggio, organizzazione e volontà di resistere. E proprio quell’uscita dal cancello, in uniforme SS e sotto gli occhi dei nazisti, ha trasformato la sua storia in una delle più incredibili dell’intera memoria del campo.