La storia di Andrei Chikatilo, serial killer sovietico condannato per 52 omicidi tra il 1978 e il 1990: le vittime, gli errori investigativi, l’arresto e l’esecuzione.
Andrei Chikatilo è uno dei nomi più cupi della cronaca criminale del Novecento. Nato nel 1936 nell’allora Unione Sovietica, in un villaggio oggi in territorio ucraino, condusse per anni una vita apparentemente ordinaria: matrimonio, figli, lavoro come insegnante e poi impieghi amministrativi. Dietro quella facciata, però, si nascondeva l’uomo che sarebbe passato alla storia come il “macellaio di Rostov” o il “Rostov Ripper”.
Tra il 1978 e il 1990 Chikatilo uccise donne, ragazzi e bambini in diverse aree dell’Unione Sovietica, soprattutto nella regione di Rostov, ma anche in Ucraina e Uzbekistan. Le sue vittime venivano spesso avvicinate in stazioni ferroviarie, fermate degli autobus o luoghi di passaggio, dove persone sole e vulnerabili potevano essere attirate con facilità.

Andrei Chikatilo: gli omicidi e gli errori dell’indagine
Il primo delitto attribuito a Chikatilo risale al 1978. Da quel momento iniziò una lunga scia di violenza che mise in crisi gli investigatori sovietici. Per anni, il caso fu ostacolato anche dal contesto politico e culturale dell’epoca: riconoscere l’esistenza di un serial killer era difficile in un sistema che tendeva a negare pubblicamente certi fenomeni criminali.
Le indagini furono segnate da errori pesantissimi. Nel 1984 Chikatilo venne perfino fermato: aveva con sé un coltello e altri oggetti sospetti, ma fu escluso dalla lista dei sospettati anche per un errore nell’interpretazione del gruppo sanguigno. Dopo quel rilascio, continuò a uccidere.
La caccia al killer portò anche a conseguenze tragiche per persone innocenti. Secondo le ricostruzioni, alcuni uomini furono accusati ingiustamente: uno di loro venne addirittura condannato e giustiziato per il primo omicidio commesso da Chikatilo.
L’arresto, il processo e la condanna
La svolta arrivò nel novembre 1990. Chikatilo venne arrestato dopo anni di controlli e appostamenti nelle stazioni e nei luoghi in cui il killer sembrava scegliere le sue vittime. Durante gli interrogatori confessò numerosi omicidi e accompagnò gli investigatori in alcuni luoghi dove erano stati nascosti i resti delle vittime.
Nel 1992 fu processato a Rostov. Il procedimento ebbe un’enorme risonanza mediatica: Chikatilo comparve in aula dentro una gabbia metallica, mentre i familiari delle vittime assistevano alla lettura di un’accusa lunghissima e devastante. Venne ritenuto capace di intendere e di volere, condannato per 52 omicidi e sentenziato alla pena di morte.
Dopo il rigetto della richiesta di clemenza, Andrei Chikatilo fu giustiziato nel febbraio 1994. La sua vicenda resta una delle più sconvolgenti della storia criminale sovietica e russa: non solo per il numero delle vittime, ma anche per gli errori investigativi, le reticenze del sistema e le vite innocenti travolte da una caccia al colpevole durata più di dodici anni.