Per la Procura di Pavia l’assassino del delitto di Garlasco e di Chiara Poggi non si è lavato le mani in bagno come spiegato dai giudici che hanno condannato Stasi.
Il caso del delitto di Garlasco e l’omicidio Chiara Poggi continua ad essere al centro del dibattito. Sulla figura del nuovo indagato, Andrea Sempio, la posizione della sua famiglia è chiara nonostante, però, quanto starebbe risultando dalle nuove indagini della Procura di Pavia secondo cui il killer non si sarebbe mai pulito le mani nel “famoso” lavandino. Un elemento decisivo per i giudici che, invece, avevano condannato Alberto Stasi. Proprio per questo, per l’attuale condannato potrebbe cambiare tutto.

Delitto di Garlasco: il ruolo del lavandino
Come riportato in queste ore da Fanpage.it, nel giallo del delitto di Garlasco ci sarebbero nuovi elementi che potrebbero cambiare tutto per Alberto Stasi. In particolare il ruolo del lavandino della villetta Poggi. La Procura di Pavia, nel fascicolo in cui indaga Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, depositato lo scorso 7 maggio, ha dedicato una parte per smontare gli elementi per cui è stato condannato in via definitiva, nel 2015, Alberto Stasi.
Da quanto si apprende, nella sentenza di condanna i giudici avevano fatto riferimento alle numerose impronte di Stasi sul dispenser del sapone che era sul lavandino del bagno al piano terreno di casa Poggi. Per chi ha condannato Stasi, oltre ad essersi specchiato si sarebbe anche lavato le mani.
Cosa significa per Alberto Stasi: l’analisi che lo scagiona
Proprio questa situazione legata al lavaggio delle mani nel lavandino però è stata, di fatto, smontata nelle nuove indagini dei carabinieri del Nucleo operativo di Milano. Nella loro informativa finale depositata nel fascicolo, infatti, hanno smontato l’ipotesi che l’aggressore si sia lavato nel lavandino del bagno. Secondo loro, il killer di Chiara Poggi “non ha mai utilizzato quel lavandino” e la conferma sarebbe da ricercare nel fatto che “nel lavandino del bagno non vennero mai trovate tracce di sangue, e la presenza di ben 4 capelli scuri lunghi nel lavabo, esclude che su quella superficie ci possa mai esser stata un’azione di pulizia, tanto più, accurata”.
Questa situazione pare essere una base piuttosto solida per “scagionare” Alberto Stasi. Per gli inquirenti, dunque, se il killer di Chiara Poggi si fosse veramente pulito le mani nel lavandino non ci sarebbero dovuti essere neanche quei quattro capelli. Per i pm della Procura di Pavia le impronte di Alberto Stasi sul dispenser, utilizzate per condannarlo, non avrebbero alcuna valenza nell’ambito del delito della povera Chiara Poggi.