La storia della strage di Covina del 24 dicembre 2008: Bruce Pardo, il costume da Babbo Natale, l’attacco alla famiglia Ortega, l’incendio della casa e il suicidio del killer.
La strage di Covina è una delle pagine più terribili della cronaca nera americana legata al periodo natalizio. La sera del 24 dicembre 2008, in una casa di Knollcrest Drive, a Covina, in California, la famiglia Ortega si era riunita per la tradizionale festa della Vigilia. Doveva essere una serata familiare, con adulti e bambini insieme. In pochi minuti diventò un massacro.
A presentarsi alla porta fu Bruce Jeffrey Pardo, 45 anni, ex marito di Sylvia Ortega Pardo. Indossava un costume da Babbo Natale e portava con sé un pacco regalo. Quando la porta si aprì, secondo le ricostruzioni della polizia, iniziò subito a sparare contro le persone presenti. Una bambina di otto anni, che era corsa verso quello che sembrava Babbo Natale, fu colpita al volto ma riuscì a sopravvivere.

Strage di Covina: l’attacco alla festa della Vigilia
Dentro la casa c’erano circa 25-30 persone. Pardo entrò armato e sparò contro i familiari dell’ex moglie, poi usò un dispositivo artigianale per spruzzare carburante da corsa all’interno dell’abitazione. Le fiamme si propagarono rapidamente, trasformando la casa in una trappola.
Morirono nove persone: l’ex moglie Sylvia, i suoi genitori Joseph e Alicia Ortega, diversi fratelli e cognati della donna e il nipote diciassettenne Michael Ortiz. Alcune vittime furono uccise dai colpi d’arma da fuoco, altre morirono nell’incendio. I corpi furono trovati in condizioni tali da rendere necessaria l’identificazione tramite procedure medico-legali.
Il movente venne ricondotto soprattutto al divorzio, finalizzato pochi giorni prima della strage. Pardo era stato licenziato mesi prima e aveva vissuto con forte rancore la separazione, gli accordi economici e il conflitto con la famiglia dell’ex moglie.
Il piano di fuga e il suicidio di Bruce Pardo
Dopo l’attacco, Pardo fuggì. L’esplosione e l’incendio lo avevano però ferito gravemente, con ustioni alle braccia e ad altre parti del corpo. Raggiunse la casa del fratello a Sylmar e lì si tolse la vita con un colpo di pistola.
Gli investigatori scoprirono poi che aveva preparato un piano più ampio. Aveva denaro con sé, un biglietto aereo e altri veicoli collegati a una possibile fuga. Una delle auto era stata anche preparata con un congegno esplosivo. Secondo la polizia, se non fosse rimasto ferito nell’incendio, avrebbe potuto tentare di proseguire il piano e forse colpire altre persone.
La strage di Covina resta un caso sconvolgente perché unisce vendetta familiare, premeditazione e simboli natalizi trasformati in inganno. Il costume da Babbo Natale servì a disarmare la fiducia iniziale delle vittime, rendendo ancora più crudele una violenza costruita con freddezza e consumata durante una festa che avrebbe dovuto riunire una famiglia.