Nuovi dettagli in merito all’attentato subito da Sigfrido Ranucci. Spuntano le cifre che sarebbero state pagate agli attentatori del giornalista.
Continuano ad essere parecchie le indiscrezioni in merito al caso legato all’attentato subito dal giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Oltre alla pista “politica”, nelle ultime ore sono emerse delle voci in riferimento alle cifre che sarebbero state pagate al commando che ha piazzato la bomba ai danni dell’uomo.

Attentato a Sigfrido Ranucci: i dettagli sulla bomba
Come è possibile leggere sull’edizione romana del Corriere della Sera, in merito all’attentato subito da Sigfrido Ranucci sarebbero emersi nuovi dettagli. Il quotidiano ha fatto sapere che sul versante degli approfondimenti investigativi, si stanno cercando ancora diverse risposte per avere il quadro della situazione al completo.
Un aspetto che sembra essere stato delineato, però, riguarda quello legato al reclutamento delle persone per piazzare la bomba e, in questa ottica, anche a quanto queste persone sarebbero state pagate per farlo.
Le cifre al commando per la bomba
Stando al Corriere “dalle verifiche dei carabinieri del nucleo investigativo si ricava un dato da contestualizzare: il reclutamento dei quattro ‘manovali’ arrestati – Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis – sarebbe costato poco più di 5 mila euro, certamente sotto i 10 mila”.
Questa cifra sarebbe venuta fuori confrontando i dati emersi dalle “ammissioni” e dal “calcolo investigativo”. Altro dettagli riguarda una parte dei soldi ricevuti per l’attentato che “sarebbe stata spesa da due degli arrestati nel corso di una vacanza in Sicilia”. Ad ogni modo, come evidenziato sempre dal Corriere, l’operazione ai danni di Ranucci è stata “di bassa manovalanza – anche sotto il profilo economico – alla portata di tutti o quasi. Incluso il sospettato numero uno, quel Lavitola che per i pm Carlo Villani e Edoardo De Santis avrebbe orchestrato il blitz per ragioni tutte da individuare”. Proprio su Lavitola, va detto, “è prevista l’analisi del contenuto dei supporti informatici sequestrati nel corso della perquisizione” all’uomo.