La morte del calciatore Denis Bergamini nel 1989, la tesi iniziale del suicidio, la nuova perizia e il processo contro Isabella Internò.
La sera del 18 novembre 1989, Donato “Denis” Bergamini, centrocampista ventisettenne del Cosenza, morì sulla statale 106 Ionica, nel territorio di Roseto Capo Spulico. Il suo corpo venne travolto da un camion.
Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore e presente sul posto, sostenne che Bergamini si fosse lanciato volontariamente sotto il mezzo. Anche il camionista Raffaele Pisano ha confermato negli anni la versione del suicidio.
La famiglia del giocatore, però, non credette mai a quella ricostruzione. Le condizioni del corpo, il carattere attribuito a Denis e diversi elementi emersi nel tempo alimentarono dubbi destinati ad accompagnare il caso per decenni.

Caso Bergamini: la riesumazione e la nuova ipotesi sulla morte
La svolta arrivò nel 2017, quando la salma venne riesumata e sottoposta a nuovi accertamenti medico-legali. Dopo la riesumazione, gli accertamenti medico-legali svolti nell’incidente probatorio indicarono nell’asfissia una possibile causa della morte. Nel successivo processo emersero però valutazioni differenti sulla possibilità che l’asfissia fosse stata provocata dal passaggio del camion.
Durante il processo si confrontarono però valutazioni scientifiche differenti. Il professor Francesco Maria Avato sostenne che il soffocamento fosse conseguenza dello schiacciamento provocato dal mezzo mentre Bergamini era ancora vivo. Gli altri consulenti ritennero invece che l’asfissia fosse avvenuta prima dell’investimento.
La Procura di Castrovillari ricostruì quindi la morte come un omicidio: Bergamini sarebbe stato soffocato e il corpo sarebbe stato successivamente collocato sulla strada per simulare un suicidio. Si tratta della tesi accolta in primo grado, non ancora coperta da una sentenza definitiva.
La condanna in primo grado e l’appello ancora aperto
Il processo contro Isabella Internò, unica imputata, cominciò nell’ottobre 2021. L’accusa le contestò di avere partecipato, insieme a persone rimaste ignote, all’omicidio dell’ex fidanzato. Internò ha sempre respinto l’accusa e sostenuto la tesi del suicidio.
Il 1° ottobre 2024, la Corte d’assise di Cosenza la condannò in primo grado a 16 anni di reclusione per concorso in omicidio volontario. Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, la Corte ha ritenuto che Bergamini fosse stato asfissiato e successivamente collocato davanti al camion. Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte d’assise in primo grado, Internò avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda.
La sentenza non è definitiva. Nel processo d’appello, la Procura generale ha chiesto di aumentare la pena a 23 anni, mentre la difesa ha domandato l’assoluzione, contestando sia la ricostruzione scientifica sia gli indizi utilizzati in primo grado.
Dopo la requisitoria dell’accusa e le successive arringhe difensive, la decisione della Corte d’assise d’appello di Catanzaro è stata fissata al 17 novembre 2026. La condanna di primo grado non è definitiva ed è attualmente sottoposta al giudizio d’appello. Isabella Internò continua a respingere ogni accusa e, fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, deve essere considerata non colpevole.