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Israel Keyes: vittime e misteri del serial killer americano
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Israel Keyes: il serial killer che nascondeva “kit per omicidi” in tutta l’America

Operatori forensi presenti sulla scena del crimine

Israel Keyes confessò omicidi, rapimenti e rapine negli Stati Uniti. L’FBI ritiene che abbia ucciso 11 persone, ma soltanto tre vittime sono state identificate.

Israel Keyes è stato uno dei serial killer statunitensi più difficili da ricostruire. Arrestato nel 2012 per il rapimento e l’uccisione della diciottenne Samantha Koenig ad Anchorage, durante oltre 40 ore di interrogatori iniziò a raccontare altri delitti commessi in diverse parti degli Stati Uniti.

L’FBI ritiene che le sue vittime siano state 11, ma soltanto tre sono state identificate con certezza: Koenig e i coniugi Bill e Lorraine Currier. Keyes morì prima di poter essere processato.

scientifica indossa guanti sulla scena del crimine
scientifica sulla scena del crimine – newsmondo.it

Israel Keyes: viaggi, vittime casuali e kit nascosti

A differenza di molti assassini seriali, Keyes cercava di evitare collegamenti evidenti tra sé e le vittime. Viaggiava per migliaia di chilometri, noleggiava automobili e talvolta sceglieva persone incontrate casualmente lontano dalla propria abitazione. In varie località aveva inoltre sepolto contenitori con armi, munizioni, denaro e strumenti, che l’FBI definì “murder kits”. Alcuni erano stati nascosti mesi o anni prima di essere utilizzati.

L’esempio più significativo è il duplice omicidio dei Currier. Nel giugno 2011, Keyes volò dall’Alaska a Chicago, noleggiò un’automobile e percorse circa mille miglia fino al Vermont. Scelse casualmente Bill e Lorraine nella loro casa di Essex, li rapì e li uccise. I loro corpi non furono mai recuperati, ma Keyes fornì agli investigatori dettagli ritenuti sufficientemente specifici da collegarlo alla loro scomparsa.

Il suo ultimo omicidio conosciuto fu quello di Samantha Koenig, rapita il 1° febbraio 2012 dal chiosco di caffè nel quale lavorava ad Anchorage. Secondo l’accusa federale, Keyes la uccise nelle ore successive, utilizzò poi il suo telefono per simulare che fosse ancora viva e chiese un riscatto alla famiglia. Prelevò il denaro con la carta della vittima in diversi Stati.

L’arresto e le vittime ancora senza nome

Proprio l’utilizzo della carta contribuì a tradirlo. Gli investigatori seguirono i prelievi attraverso Alaska, New Mexico, Arizona e Texas. Il 13 marzo 2012, Keyes venne arrestato a Lufkin, in Texas. Il successivo 18 aprile un grand jury federale lo incriminò formalmente per il caso Koenig.

Durante gli interrogatori Keyes parlò di sette o otto ulteriori vittime oltre a Koenig e ai Currier. Accennò a un omicidio nello Stato di New York nel 2009, a una coppia nello Stato di Washington e ad altri delitti nel Nord-Ovest americano. Rifiutò però spesso di fornire nomi o informazioni sufficienti per identificarli. Per questo non è corretto attribuirgli automaticamente ogni scomparsa avvenuta lungo i suoi itinerari.

Il 2 dicembre 2012, mentre era detenuto ad Anchorage e attendeva il processo, Keyes si tolse la vita nella propria cella. Con lui scomparve la possibilità di ottenere una confessione completa. L’FBI concluse che alcuni scritti trovati accanto al corpo non contenevano codici o indizi utili per identificare altre vittime.

Il dato delle 11 persone uccise rimane quindi una stima investigativa, mentre gli omicidi collegati pubblicamente con maggiore certezza a Keyes restano quelli di Samantha Koenig, Bill Currier e Lorraine Currier.

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ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2026 12:04

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