La storia del macellaio di Srbrenica Ratko Mladic, morto a 83 anni mentre si trovava nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aja.
È morto Ratko Mladić, il generale serbo-bosniaco condannato all’ergastolo dal Tribunale dell’Aja per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. A confermare la notizia sono stati i media serbi. L’ex comandante è deceduto all’età di 83 anni in un ospedale penitenziario dell’Aja, dove era detenuto. La notizia è stata riferita da Lidija Pavićević, sottosegretaria di Stato presso il Ministero dei Diritti Umani e delle Minoranze della Serbia, che ha spiegato di aver ricevuto la conferma da Darko Mladić, figlio dell’ex generale, secondo quanto riportato da Tanjug.

La condanna del macellaio di Srbrenica Ratko Mladic
Mladić era stato condannato all’ergastolo nel 2017. Dal 2024 si trovava ricoverato in un ospedale psichiatrico dell’Aja e, da circa un anno e mezzo, era costretto a letto. Negli ultimi mesi Belgrado aveva avanzato la richiesta di un rilascio per motivi umanitari legati alle sue condizioni di salute. La Serbia lo aveva infatti descritto come malato terminale e colpito da uno o due ictus. Il Meccanismo per i tribunali penali dell’Aja aveva però respinto le richieste, sostenendo che Mladić ricevesse in carcere le necessarie cure palliative.
La notizia è stata commentata anche dal quotidiano serbo filo-governativo e nazionalista Politika, che ha ricordato l’ex generale come una figura simbolica per la Republika Srpska. Il giornale ha sottolineato la sua morte lontano dalla patria e dalla famiglia, descrivendolo come un comandante di guerra destinato a essere ricordato da una parte del popolo serbo come simbolo della difesa della Republika Srpska.
La storia del macellaio e la strage di Srebrenica
Il nome di Mladić è legato soprattutto alla strage di Srebrenica, avvenuta nel luglio 1995 durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. In quella che l’ONU aveva dichiarato zona protetta furono uccisi oltre 8.000 ragazzi e uomini bosgnacchi, cioè musulmani bosniaci. Il massacro fu compiuto da unità dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidate da Mladić, con il sostegno del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”, mentre l’area era sotto la tutela di un contingente olandese dell’UNPROFOR. Gli eventi di quei giorni segnarono una svolta decisiva nel successivo sviluppo del conflitto bosniaco.