La guerra contro l’Ucraina e l’andamento del conflitto che potrebbe avere conseguenze sulla Russia e in prima persona su Vladimir Putin.
Vladimir Putin avrebbe scelto di intensificare gli attacchi contro l’Ucraina dopo alcune settimane di riflessioni. Secondo quanto ricostruito dall’Economist, alla base della decisione non ci sarebbero soltanto considerazioni legate alla strategia internazionale, ma soprattutto esigenze interne al sistema di potere russo. L’obiettivo sarebbe infatti quello di preservare il proprio ruolo e, secondo la lettura proposta dal settimanale britannico, persino la propria vita.

Putin teme di essere impiccato
Putin continua a presentare le proprie finalità attraverso il linguaggio della geopolitica, ma dietro le sue scelte agirebbe una logica diversa, legata alle dinamiche del regime: non dare mai l’impressione di essere debole. In un sistema che, secondo l’Economist, mostra una notevole tolleranza nei confronti della violenza, il fallimento sarebbe invece difficilmente accettabile. In quest’ottica, concludere il conflitto senza aver ottenuto almeno la conquista del Donbass potrebbe essere interpretato come una sconfitta.
Il presidente russo avrebbe confidato al proprio entourage, già quando l’operazione militare era in corso, di essere consapevole dei rischi personali legati a un eventuale insuccesso. Putin avrebbe infatti detto che, se non fosse riuscito a terminare la guerra con un risultato positivo, lo avrebbero “impiccato”.
Anche la visita a Mosca di John Ratcliffe sarebbe stata letta negli ambienti del Cremlino come un segnale di debolezza degli Stati Uniti. Una valutazione analoga, spiegano le fonti citate dal settimanale, era stata fatta in occasione della missione del precedente direttore della Cia, Bill Burns, nel novembre 2021.
Il problema del leader russo
Il problema più delicato per il Cremlino sarebbe però rappresentato dal progressivo indebolimento del sostegno alla guerra. A preoccupare sarebbe soprattutto quella parte di consenso che non viene espressa pubblicamente. Crescono inoltre i dubbi sulla propaganda televisiva e, tra i giovani, i commenti contrari al conflitto sui social network. Un sondaggio di Levada ha rilevato che il 57% dei russi considera la situazione “tesa”. Anche tra le élite aumenterebbe il malcontento per una guerra che continua a prolungarsi.
Una fonte della nomenklatura politica ed economica russa ha sintetizzato la situazione con l’immagine dello “zar nudo”. Per il Cremlino, quindi, mantenere l’attuale situazione potrebbe diventare sempre più costoso: significa consumare risorse economiche e perdere capitale politico. Da questa prospettiva, l’escalation rappresenterebbe per Putin l’alternativa ritenuta praticabile in questa fase.