Continua a spaventare il mondo El Nino i cui effetti, secondo gli esperti, saranno visibili e riscontrabili entro i prossimi mesi.
Il cambiamento climatico porta il pianeta verso una fase definita dalla comunità scientifica come una vera e propria “zona di pericolo”. A destare particolare preoccupazione è l’evoluzione di El Nino, il fenomeno periodico di riscaldamento del Pacifico tropicale sudorientale che, secondo l’Organizzazione mondiale della meteorologia (Wmo), sta assumendo dimensioni eccezionali. Già nei giorni scorsi si era parlato di possibile evento climatico storico e ora le informazioni in possesso sembrano confermare tutto.

El Nino fa paura: la situazione
Le temperature delle acque del Pacifico equatoriale centro-orientale sono già superiori alla media e le previsioni dei centri di osservazione della Wmo indicano una probabilità “eccezionalmente alta, prossima al 100%” che l’impatto del fenomeno raggiunga il massimo entro la fine del 2026, proseguendo poi fino a febbraio 2027.
Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha sottolineato la portata della situazione, affermando che El Nino “sta assumendo proporzioni gigantesche” e che il pianeta si trova in «acque inesplorate» che continuano a riscaldarsi.
Il fenomeno si presenta normalmente a intervalli compresi tra due e sette anni e può influenzare temperature e precipitazioni in diverse aree del mondo. Il suo rafforzamento, favorito da condizioni oceaniche particolarmente calde nel Pacifico tropicale, aumenta il rischio di eventi estremi, tra cui alluvioni, siccità e ondate di caldo. Gli effetti, tuttavia, cambiano a seconda delle zone e delle stagioni e possono essere condizionati anche dalle condizioni degli oceani Indiano e Atlantico.
Gli effetti su Europa e Italia
L’Europa risente di El Nino in maniera meno diretta rispetto alle regioni tropicali, rendendo più difficili previsioni precise. Intanto, anche l’Italia continua a fare i conti con temperature elevate, diffuse fino a 37°C, una situazione destinata a persistere almeno fino al 9 settembre.
A pagare un prezzo particolarmente alto è l’agricoltura. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, i danni hanno già superato i 2 miliardi di euro, considerando perdite nei campi e ore di lavoro perse, con conseguenze anche sulle rese. La Confederazione chiede quindi una strategia europea più ampia e lungimirante, oltre le sole misure di emergenza nazionali e regionali.