Quando un algoritmo genera l’immagine di un corpo umano, non produce mai una rappresentazione neutra: restituisce una sintesi estremizzata dei bias già presenti nei dati con cui è stato addestrato. In questa puntata de “Il punto”, Elisa Garfagna analizza come la magrezza esasperata e l’iper sessualizzazione, soprattutto femminile, non sono errori isolati ma il prodotto sistematico di un meccanismo che amplifica ciò che già circola in rete. Questo effetto eco trasforma stereotipi culturali radicati in standard sinteticamente irraggiungibili, sempre più difficili da distinguere dalla realtà.Copia
Diversamente da quanto accadeva con il ritocco fotografico tradizionale, che richiedeva tempo e competenze tecniche, oggi un semplice prompt genera in pochi secondi corpi artificialmente perfetti. Questa accessibilità immediata moltiplica l’esposizione dei più giovani a modelli irraggiungibili, con effetti diretti su disturbi alimentari e dismorfofobia. La tecnologia non è mai neutrale: senza regolamentazione etica dei dataset e una reale alfabetizzazione digitale, rischia di consolidare anziché superare gli stereotipi culturali del passato.