La storia della MV Joyita, la nave partita dalle Samoa nel 1955 e ritrovata alla deriva senza nessuno a bordo. Le 25 persone scomparse, le indagini e le ipotesi sul mistero.
Il 3 ottobre 1955, una piccola nave mercantile chiamata MV Joyita salpò dal porto di Apia, nelle Samoa, diretta verso le isole Tokelau, nell’Oceano Pacifico. A bordo viaggiavano 25 persone, 16 membri dell’equipaggio e nove passeggeri, impegnati in una traversata che avrebbe dovuto durare circa due giorni.
Il comandante era Thomas “Dusty” Miller, un marinaio esperto. L’imbarcazione trasportava medicinali, generi alimentari, legname e altri rifornimenti destinati alle isole.
La Joyita, lunga circa 21 metri, era stata costruita nel 1931 come yacht di lusso e successivamente trasformata in nave commerciale. Nonostante alcuni problemi tecnici, il capitano aveva deciso di partire.
Quello che doveva essere un viaggio ordinario si trasformò in uno dei più celebri misteri della storia della navigazione.

Joyita: la scomparsa e il ritrovamento della nave abbandonata
La Joyita avrebbe dovuto raggiungere l’atollo di Fakaofo il 5 ottobre 1955, ma non arrivò mai a destinazione.
Il giorno successivo venne lanciato l’allarme. La Royal New Zealand Air Force avviò una vasta operazione di ricerca, perlustrando oltre 250.000 chilometri quadrati di oceano senza trovare alcuna traccia dell’imbarcazione.
Il 10 novembre 1955, dopo più di cinque settimane, il mercantile Tuvalu, comandato da Gerald Douglas, individuò una nave alla deriva nelle acque a nord delle Fiji.
Era la Joyita, ormai lontanissima dalla rotta prevista.
L’imbarcazione era fortemente inclinata su un fianco e parzialmente allagata, ma continuava a galleggiare. A bordo non c’era nessuno.
Le tre zattere di salvataggio e il piccolo battello di servizio erano scomparsi, così come il diario di bordo e diversi strumenti di navigazione.
Gli investigatori trovarono anche una borsa medica contenente bende insanguinate. La radio era sintonizzata sulla frequenza internazionale di soccorso, ma non risultava che qualcuno avesse ricevuto richieste d’aiuto.
La scoperta più sorprendente riguardava la struttura della nave: grazie al rivestimento in sughero e alla presenza di numerosi fusti vuoti, la Joyita possedeva una notevole capacità di galleggiamento, anche in condizioni di grave allagamento.
Perché, allora, tutte le persone a bordo l’avevano apparentemente abbandonata?
Le indagini e le ipotesi sulle 25 persone scomparse
Nel febbraio 1956, una commissione d’inchiesta nominata dalle autorità neozelandesi esaminò le circostanze della scomparsa.
Gli accertamenti individuarono diversi problemi meccanici. Un tubo del sistema di raffreddamento si era danneggiato, permettendo all’acqua di entrare nella nave, mentre le pompe di sentina non erano riuscite a contrastare l’allagamento.
L’imbarcazione, inoltre, era partita con un solo motore funzionante e presentava problemi anche all’impianto radio.
Secondo una delle ricostruzioni, l’equipaggio potrebbe aver creduto che la Joyita stesse per affondare, decidendo di abbandonarla sulle zattere. Le correnti oceaniche avrebbero poi trascinato i naufraghi lontano da ogni possibilità di salvataggio.
Vennero avanzate anche altre ipotesi: un ammutinamento, un attacco di pirati o uno scontro violento tra membri dell’equipaggio. Nessuna, tuttavia, venne dimostrata.
La commissione stabilì che la nave si trovava in cattive condizioni, ma non riuscì a spiegare definitivamente la sorte delle persone scomparse.
Nessuno dei 25 passeggeri e marinai venne mai ritrovato, né furono recuperate le imbarcazioni di salvataggio.
A oltre settant’anni dai fatti, il destino degli occupanti della MV Joyita rimane sconosciuto. La nave venne recuperata, ma il motivo del suo abbandono e ciò che accadde alle persone a bordo non sono mai stati accertati.