La storia di Ruth Snyder, condannata alla sedia elettrica per l’omicidio del marito Albert nel 1927. Il delitto per l’assicurazione, il processo e la fotografia clandestina della sua esecuzione.
Il 12 gennaio 1928, nel carcere di Sing Sing, nello Stato di New York, una donna di 32 anni venne giustiziata sulla sedia elettrica. Si chiamava Ruth Snyder ed era stata condannata a morte per aver organizzato l’omicidio del marito insieme al proprio amante.
La vicenda era diventata uno dei casi di cronaca nera più seguiti negli Stati Uniti. Ma a renderla ancora più celebre fu una fotografia scattata clandestinamente durante l’esecuzione, pubblicata il giorno successivo sulla prima pagina del New York Daily News.
Quell’immagine sarebbe entrata nella storia del fotogiornalismo, trasformando il caso Snyder in un simbolo del controverso rapporto tra pena di morte, informazione e spettacolarizzazione della cronaca.

Ruth Snyder: l’omicidio del marito per incassare l’assicurazione
Ruth Snyder viveva nel quartiere di Queens Village, a New York, insieme al marito Albert Snyder, direttore artistico di una rivista, e alla figlia Lorraine, di nove anni.
Il matrimonio attraversava una profonda crisi. Nel 1925 Ruth aveva conosciuto Henry Judd Gray, un rappresentante di corsetti sposato, con il quale aveva iniziato una relazione extraconiugale.
I due amanti progettarono di eliminare Albert per poter vivere insieme e ottenere il denaro delle sue assicurazioni sulla vita.
Ruth aveva infatti stipulato polizze per decine di migliaia di dollari, alcune delle quali prevedevano una clausola di doppia indennità in caso di morte avvenuta in particolari circostanze.
Nelle prime ore del 20 marzo 1927, il piano venne messo in atto.
Albert Snyder fu aggredito nella propria abitazione. Gli assassini utilizzarono un pesante contrappeso da finestra, un panno imbevuto di cloroformio e un filo metallico per strangolarlo.
Successivamente Ruth e Gray cercarono di simulare una rapina, nascondendo alcuni oggetti e facendo apparire la donna come vittima di un’aggressione.
Gli investigatori notarono però numerose incongruenze. Alcuni gioielli denunciati come rubati erano ancora nell’abitazione e il comportamento di Ruth suscitò ulteriori sospetti.
Durante gli interrogatori la donna e il suo amante finirono per confessare, tentando ciascuno di attribuire all’altro la responsabilità principale dell’omicidio.
Il processo, la condanna a morte e la fotografia proibita
Il processo si svolse nella primavera del 1927 e attirò un’enorme attenzione mediatica.
I giornali raccontarono ogni dettaglio della relazione clandestina, delle assicurazioni e delle dichiarazioni contraddittorie dei due imputati.
Nel maggio 1927, Ruth Snyder e Henry Judd Gray vennero riconosciuti colpevoli di omicidio di primo grado e condannati alla pena capitale.
L’esecuzione di entrambi venne fissata per il 12 gennaio 1928, nel carcere di Sing Sing.
Quella sera Ruth fu condotta per prima sulla sedia elettrica. Poco dopo venne giustiziato anche Gray.
Tra i testimoni dell’esecuzione si trovava Tom Howard, fotografo del Chicago Tribune reclutato dal New York Daily News.
Nonostante il divieto di introdurre macchine fotografiche nella camera delle esecuzioni, Howard riuscì a nascondere un piccolo apparecchio fotografico alla caviglia, azionandolo tramite un dispositivo occultato sotto i vestiti.
Scattò così una delle fotografie più celebri e controverse della storia del giornalismo, immortalando Ruth Snyder durante l’elettrocuzione.
Il 13 gennaio 1928, il New York Daily News pubblicò l’immagine in prima pagina, accompagnata dall’enorme titolo “DEAD!”, ovvero “Morta!”.
La fotografia suscitò indignazione, scalpore e un acceso dibattito sull’opportunità di mostrare pubblicamente un’esecuzione capitale.
Il caso ispirò inoltre lo scrittore James M. Cain, autore del romanzo Double Indemnity, da cui Billy Wilder trasse nel 1944 il celebre film La fiamma del peccato.