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Come si lavora nell'era dell'IA: il report rivelatore
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Come si lavora nell’era dell’IA: il report rivelatore

Simbolo e rappresentazione dell’AI

Un report di Anthropic ha rivelato in che modo si lavora nell’era dell’IA. A sorprendere sono i dati relativi ai giovani e agli impieghi.

L’intelligenza artificiale promette di aumentare la produttività e trasformare le professioni, ma la sua diffusione potrebbe rendere più difficile l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. A sollevare interrogativi è un rapporto pubblicato da Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, guidata da Dario Amodei, che descrive i cambiamenti già in corso nell’organizzazione delle attività e nella composizione del personale.

Analisi dati tramite intelligenza artificiale su computer

Come si lavora nell’era dell’IA: il report

Secondo il documento di Anthropic, citato da Fanpage, l’utilizzo dell’IA consente di velocizzare numerose procedure, superare metodi di lavoro tradizionali e creare nuove opportunità. I dipendenti si concentrano sempre meno sull’esecuzione diretta dei compiti e sempre più sulla gestione degli strumenti automatici. Formulare istruzioni, coordinare gli agenti artificiali e controllare i risultati sono diventate attività centrali. Questo modello viene definito meta-lavoro.

Un sondaggio interno condotto nell’aprile 2026 mostra che il 27% dei dipendenti si considera più produttivo grazie a Claude, mentre il 20% afferma che le proprie mansioni sono cambiate, passando dall’esecuzione al coordinamento degli agenti IA. Parallelamente, la quota di personale impiegato nei team tecnici è diminuita dal 61% al 56%. Secondo Anthropic, gli strumenti disponibili permettono anche a chi lavora nelle vendite o nelle risorse umane di sviluppare software e automazioni senza possedere una preparazione specialistica nella programmazione.

Aspetti da non sottovalutare

La trasformazione, tuttavia, presenta un aspetto critico. Dall’inizio del 2025, nei reparti tecnici dell’azienda la percentuale di dipendenti junior è passata dal 21% al 14%. Ancora più marcata la riduzione delle nuove assunzioni, scese dal 27% al 9%. A essere automatizzate sono soprattutto attività tradizionalmente affidate ai profili meno esperti, dalla scrittura del codice alla correzione degli errori, fino ai test dei programmi.

Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio. Analisi basate sui dati del Bureau of Labor Statistics e della Federal Reserve Bank di New York indicano un tasso di disoccupazione del 7,8% tra i neolaureati in Ingegneria informatica, contro una media del 5,6% per i neolaureati.

Il problema non riguarda soltanto la possibilità di trovare un impiego. Se le mansioni iniziali vengono affidate alle macchine, diventa più difficile acquisire sul campo le competenze necessarie per avanzare professionalmente. Le aziende rischiano così di cercare lavoratori capaci di affrontare problemi complessi senza offrire loro il percorso necessario per maturare esperienza. La sfida, quindi, non consiste soltanto nell’adattarsi all’intelligenza artificiale, ma anche nel preservare le opportunità che consentono alle nuove generazioni di costruire la propria carriera.

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ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2026 18:28

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