Iniziato nei giorni scorsi il maxi processo ai danni di Meta. 29 Stati americani contro il colosso per aver reso minori dipendenti e averli sfruttati.
Meta Platforms affronta in California un processo destinato ad avere conseguenze importanti per il futuro di Facebook e Instagram. Nel giorno dell’apertura del procedimento, le azioni della società hanno perso il 4,4% a Wall Street, scendendo sotto quota 550 dollari. Il processo è nato dall’azione congiunta promossa nel 2023 da 29 procuratori generali statali, che accusano Meta di aver favorito comportamenti di dipendenza tra bambini e adolescenti.

Meta: al via il maxi processo
Durante l’udienza iniziale, la vice procuratrice generale della California, Megan O’Neil, ha sostenuto che l’azienda avrebbe reso i minori dipendenti dai suoi servizi, sfruttandoli e ingannando il pubblico. Secondo l’accusa, Meta avrebbe sfruttato anche il funzionamento del cervello dei bambini. I legali della società hanno invece ribadito che Meta ha cercato di affrontare i rischi legati all’utilizzo dei social e di aiutare gli utenti con problemi di utilizzo.
La California è capofila dell’azione legale e l’esito del procedimento potrebbe imporre cambiamenti rilevanti alle piattaforme, compresi gli algoritmi utilizzati da Facebook e Instagram. Le richieste economiche potrebbero inoltre raggiungere cifre enormi: i legali di Meta hanno stimato fino a 1.400 miliardi di dollari. All’inizio di agosto, la società aveva già perso una causa in New Mexico, con l’obbligo di modificare i propri servizi e pagare quasi un miliardo di dollari.
Il processo dovrebbe durare tra sei e otto settimane. A guidare l’azione è il procuratore generale californiano Rob Bonta, affiancato dai procuratori di Colorado, New Jersey e Kentucky.
Cosa viene contestato al colosso
Gli Stati contestano a Meta presunte violazioni di norme federali e statali, compreso il Children’s Online Privacy Protection Act. Se venissero accertate violazioni della legge federale, i procuratori chiederebbero anche la cancellazione dei dati personali degli utenti sotto i 13 anni e degli algoritmi e modelli addestrati utilizzando quelle informazioni.
Meta respinge le accuse, definendole infondate e giudicando sproporzionate le richieste economiche. La società sostiene inoltre che non siano state fornite prove di utenti ingannati e accusa gli Stati di volerla penalizzare per problemi comuni all’intero settore, come la verifica dell’età .
Il caso è stato paragonato dagli esperti al periodo in cui le grandi aziende del tabacco furono chiamate a rispondere dei danni e delle informazioni fornite al pubblico sulla sicurezza dei loro prodotti.