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Cyber sicurezza e Intelligenza Artificiale: velocità, etica e il fattore umano
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Cyber sicurezza e Intelligenza Artificiale: velocità, etica e il fattore umano al centro della difesa digitale

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Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale e la crescente digitalizzazione dei servizi essenziali hanno ridefinito la mappa dei rischi informatici.

Nel corso del panel “Cyber sicurezza e intelligenza artificiale” al Salone della Giustizia, esperti del settore pubblico e industriale si sono confrontati sulle nuove sfide legate all’impennata degli attacchi informatici, alla gestione delle minacce ibride e all’imprescindibile centralità della formazione e dell’etica.

Al dibattito hanno preso parte Ivano Gabrielli (Direttore della Polizia Postale), Roberto Caramia (Capo Divisione del CSIRT Italia dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – ACN) e Aldo Sebastiani (Senior Vice President del Global Cyber Center di Leonardo).

L’esplosione degli attacchi e la sfida delle minacce ibride

I dati emersi nel corso dell’incontro tracciano un quadro di forte accelerazione dei fenomeni criminali in rete: nei primi nove mesi dell’anno l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha rilevato 3.271 attacchi, superando nettamente i 2.729 registrati nell’intero anno precedente.

Il Direttore della Polizia Postale, Ivano Gabrielli, ha evidenziato come la dimensione cibernetica sia ormai parte integrante dell’identità di ogni cittadino e istituzione. Questo scenario espone la società a minacce ibride “sottosoglia”, concepite per destabilizzare infrastrutture o orientare l’opinione pubblica senza varcare il confine formale di un atto di guerra o permettere una facile attribuzione geografica dello Stato attaccante.

Gabrielli ha sottolineato come l’Italia vanti una tradizione giuridica all’avanguardia — dalla legislazione sul danneggiamento informatico alla recente Legge 90/2024, che ha rafforzato la cooperazione tra forze dell’ordine, magistratura, intelligence e ACN — ma ha ribadito la necessità di mantenere il passo con tecnologie che corrono a velocità doppia rispetto ai processi normativi.

Rispondere “alla velocità della macchina”: la prospettiva di Leonardo

Dal punto di vista dell’industria strategica, Aldo Sebastiani ha illustrato l’evoluzione della minaccia sul piano della scalabilità e della frequenza. Se un decennio fa il ciclo di vita di un attacco cibernetico complessi richiedeva fino a due anni dalla preparazione al lancio, oggi l’utilizzo dell’IA riduce questa finestra temporale a meno di un giorno o a poche ore.

Per proteggere l’operatività e la continuità dei servizi essenziali, è diventato indispensabile sviluppare una resilienza operativa “alla velocità della macchina”, impiegando agenti autonomi di IA in grado di prendere micro-decisioni di contenimento in tempo reale.

> “Innovazione e sicurezza sono due facce della stessa medaglia. È come nelle auto da corsa: per andare veloci servono ottimi freni e sospensioni efficienti. Investire in sicurezza per l’IA non serve a rallentare il progresso, ma a evitare di uscire di strada.” — Aldo Sebastiani

In questo nuovo ecosistema, il ruolo dell’operatore umano si trasforma: da esecutore materiale di analisi manuali (man in the loop) a orchestratore e supervisore di sistemi complessi.

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Demistificare l’allarme IA e proteggere il know-how aziendale

Roberto Caramia ha illustrato il lavoro quotidiano del CSIRT Italia (ACN) nel monitorare lo spazio cibernetico e intervenire tempestivamente a supporto delle strutture colpite (come avvenuto più volte nel settore sanitario).

Caramia ha chiarito che l’IA agisce oggi come un abilitatore (enabler) che abbassa la barriera d’ingresso per gli attaccanti, permettendo anche a soggetti meno esperti di individuare ed eseguire exploit. Allo stesso tempo, ha voluto ridimensionare certi allarmi apocalittici lanciati da alcune Big Tech riguardanti presunte “autonomie incontrollabili” delle macchine:

  • Nessun pensiero autonomo: Le azioni “inaspettate” compiute dalle macchine durante i test non derivano da una coscienza artificiale, ma da milioni di tentativi statistico-combinatori eseguiti in tempi impercettibili per l’uomo.
  • Hype e marketing: Spesso la narrazione di una tecnologia talmente potente da sfuggire al controllo serve a mantenere alta l’attenzione degli investitori e a spingere il mercato.

Sul fronte della sicurezza quotidiana, Caramia ha lanciato un monito riguardo al Shadow AI e alla leggerezza nell’uso delle app: l’inserimento non autorizzato di credenziali bancarie o di documenti aziendali riservati all’interno di piattaforme IA commerciali comporta il rischio concreto di trasferire dati sensibili e know-how fuori dal perimetro di controllo nazionale o aziendale.

Trasparenza social, etica e contaminazione culturale

Un ulteriore snodo cruciale del convegno ha riguardato l’uso dei social media e la tutela dei più giovani:

  • Trasparenza degli algoritmi: Gabrielli ha richiesto maggiore neutralità e chiarezza nelle logiche di profilazione dei contenuti, affinché i minori non vengano eterodiretti verso materiali inappropriati.
  • Educazione al pensiero critico: È necessario insegnare nelle scuole la capacità di verificare le fonti e consultare la rete in modo attivo e critico, anziché subire passivamente i contenuti proposti dagli algoritmi.
  • Il fattore umano nelle decisioni critiche: Gabrielli ha riaffermato con forza che la decisione finale sull’attivazione di strumenti bellici o difensivi ad alto impatto non potrà mai essere delegata a un automatismo.

Infine, tutti i relatori hanno concordato sulla necessità di promuovere una contaminazione interdisciplinare: chi sviluppa tecnologia deve acquisire competenze etiche e giuridiche, così come i giuristi devono comprendere l’architettura dei sistemi informatici. La formazione universitaria e il dialogo tra pubblico e privato rappresenteranno la vera chiave per garantire uno sviluppo tecnologico sicuro e a misura d’uomo.

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ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2026 13:12

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