Possibili passi in avanti per la pace tra Iran e Usa. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha annunciato l’ok della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.
Il prezzo del petrolio registra una brusca discesa sui mercati internazionali, alimentata dalle prospettive di una possibile ripresa della diplomazia nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il greggio ha perso fino al 6,7%, dopo le dichiarazioni provenienti da Teheran sulla disponibilità a cercare una soluzione attraverso il negoziato.

Iran: ok di Khamenei a trattare con gli Usa. Gli effetti sul petrolio
Il Wti è arrivato a scendere fino a 97,1 dollari al barile, mentre il Brent ha raggiunto un minimo di 105,86 dollari, con una flessione della stessa entità. La contrazione delle quotazioni ha accelerato dopo che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo quanto riportato dall’agenzia statale Irna, ha comunicato che il governo intende affrontare la crisi attraverso il dialogo. Per portare avanti questo percorso, avrebbe inoltre ricevuto specifici poteri dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, come riferisce Bloomberg.
Un piano con gli Usa presentato da Teheran
Un altro segnale è arrivato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha annunciato la presentazione agli Stati Uniti, attraverso la mediazione del Qatar, di un piano di de-escalation articolato in due giorni. La proposta prevede che Washington adotti una serie di misure nella prima giornata, mentre nella seconda si procederebbe alla riapertura dello Stretto di Hormuz, con il ripristino della normale circolazione marittima.
La disponibilità di Teheran è tuttavia legata all’accettazione delle proprie condizioni da parte americana. “Ora tutto dipende da quanto Washington sarà razionale”, ha affermato Araghchi, precisando che, in caso di accordo, lo Stretto verrebbe riaperto e i negoziati potrebbero riprendere. In caso contrario, l’Iran non intende modificare la propria posizione.
Tra le richieste avanzate dalla Repubblica islamica figurano la cancellazione delle nuove sanzioni introdotte dopo il memorandum d’intesa del 17 giugno scorso, il ridimensionamento della presenza militare statunitense ai livelli precedenti alla guerra avviata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele e la revoca del blocco navale disposto dall’amministrazione Trump.
Teheran chiede inoltre che vengano applicate le esenzioni dalle sanzioni sul petrolio già previste. La risposta di Washington sarà quindi determinante per capire se l’apertura diplomatica potrà tradursi in un accordo e favorire un ulteriore allentamento delle tensioni.