Tutti parlano di ripresa ma a settembre rischiamo di pagare il “vero” conto della crisi economica causata dal coronavirus.

Da quando l’emergenza coronavirus ha scatenato una crisi economica quasi senza precedenti, in Italia tutti hanno iniziato a guardare con fiducia al mese di settembre. La filosofia è stata quella di stringere i denti, posticipare quello che si poteva rimandare a attendere tempi migliori. Indicativamente il mese di settembre, appunto. Ma il rischio concreto è che proprio a settembre rischiano di iniziare a pagare effettivamente il conto salato, salatissimo della crisi economica che ha investito l’Italia.

Coronavirus, la crisi economica e le speranze riposte nel mese di settembre

Nei primi mesi dell’emergenza il governo ha messo la famosa e italianissima toppa con una serie di aiuti a pioggia, bonus e stop ai licenziamenti. Tutti provvedimenti necessari per fronteggiare in un primo momento la crisi. Ma tutti provvedimenti che non hanno gettato le basi per la ripresa. E soprattutto siamo di fronte a una serie di provvedimenti che, per la salute delle casse dello Stato, non possono essere mantenuti in vigore ad oltranza.

Il conto (salatissimo) della crisi economica

Esaurita l’ondata di aiuti, a settembre inizia la vera conta dei danni. Vedremo quante società, quante aziende, quanti artigiani e quante attività saranno effettivamente in grado di andare avanti. E quante invece saranno costrette a chiudere definitivamente i battenti.

Secondo le stime sono più di centomila le aziende che rischiano di chiudere. Uno scenario senza ombra di dubbio drammatico. E la situazione è ancora più preoccupante se pensiamo a tutte le aziende che per non chiudere devono licenziare.

Ci sono, purtroppo, tutti i presupposti perché dal mese di settembre la platea di nuovi poveri inizi ad aumentare in maniera anche significativa.

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ultimo aggiornamento: 31-08-2020


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