Assenteismo da record a Catanzaro: in 15 anni neanche un giorno di lavoro. La storia del dipendente dell’ospedale e le indagini degli inquirenti.

Ha fatto comprensibilmente il giro della rete la storia di un dipendente dell’ospedale di Catanzaro che in 15 anni non ha fatto neanche un giorno di lavoro: si tratta di una sorta di primato nel drammatico mondo dell’assenteismo. Un record che non poteva non essere apprezzato e notato anche dalle autorità competenti che hanno aperto un’indagine.

Catanzaro, in 15 anni neanche un giorno di lavoro: il caso di assenteismo da record

La storia del dipendente ha dell’incredibile. L’uomo viene assunto dall’ospedale nel 2005 e viene assegnato all’ufficio prevenzione incendi. In 15 anni ha regolarmente ricevuto lo stipendio ma, come ricostruito dagli inquirenti, non ha mai lavorato. Neanche un giorno. Neppure un’ora. Incredibile ma vero. Non solo. Il (non) lavoratore avrebbe minacciato con condotte intimidatorie i responsabili dell’ufficio, che per questo motivo non hanno segnalato il caso alle autorità competenti.

Come detto, per questi 15 anni di non-lavoro il dipendente in questione ha comunque ricevuto regolarmente lo stipendio. Secondo quanto ricostruito da TGCOM24 parliamo di una cifra vicina ai 540.000 euro. Niente male per non aver mai lavorato.

Guardia di Finanza
Guardia di Finanza

Le indagini degli inquirenti

E l’anomalia non poteva non essere notata dagli uomini della Guardia di Finanza che hanno deciso di fare chiarezza su una storia drammaticamente incredibile. I finanzieri hanno portato alla luce condotte intimidatorie allo scopo di scoraggiare i responsabili dell’ufficio e spingerli a non presentare denunce o segnalazioni.

Per questa vicenda sono state denunciati dirigenti e funzionari dell’ospedale di Catanzaro.

Il lavoratore assenteista da record deve rispondere dell’accusa di minacce e atteggiamenti intimidatori.

A Cosenza 14 indagati

Sempre per assenteismo 14 persone sono state denunciate a Cosenza. Secondo una prima ricostruzione, le persone finite nel mirino degli inquirenti timbravano e poi facevano tutto altro. Le accuse, a vario titolo, sono di truffa aggravata e continuata.


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