Russia: attentato a Dugina. Cosa sappiamo
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Direttore: Alessandro Plateroti

Russia: cosa sappiamo dell’attentato a Dugina

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Ancora non si sa molto dell’attentato che ha ucciso la figlia del filosofo Dugin.

Al momento gli inquirenti stanno seguendo tutte le piste per capire di più riguardo all’attentato che in Russia ha coinvolto Darya Dugina, la figlia del filosofo Alexander Dugin, ideologo di Putin. Le ipotesi sono diverse, si pensa a una strage interna per colpire il padre o ovviamente agli ucraini o dissidenti anti-governativi. I media governativi già hanno declinato qualsiasi responsabilità additando l’Ucraina come artefice.

L’attentato è avvenuto poco fuori Mosca su un’autostrada ma gli analisti convengono che l’obiettivo reale non era lei o quantomeno non solo. La giovane Dugina era una giornalista in difesa dell’operazione militare speciale in Ucraina, così come il padre. Ed era lui che probabilmente volevano colpire con l’ordigno di 400g di tritolo sotto il sedile di guida, Alexander Dugin. I due dovevano rientrare insieme dalla tenuta di Zakharovo, dove si era tenuto un convegno sulla tradizione a cui era intervenuto il filosofo.

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Le accuse a Kiev

Padre e figlia dovevano tornare insieme a Mosca ma all’ultimo c’è stato un cambio di programma e Dugin è tornato a bordo di un’altra auto mentre Dugina si è messa alla guida della Toyota Landr Cruiser che dopo cinque minuti è esplosa nei pressi del villaggio di Bokshiye Vyazemy, 20 chilometri a ovest di Mosca.

Le immagini diffuse sui social hanno mostrato le fiamme, frammenti dell’auto sparsi sull’asfalto e un uomo con le mani tra i capelli, probabilmente lo stesso Dugin. Gli investigatori parlano di un omicidio “premeditato su contratto” senza specificare chi possa essere il mandante. Pushilin, capo del Donetsk filorusso ha accusato Kiev accusando l’Ucraina di terrorismo così come Maria Zakharova, la portavoce degli esteri.

Altre accuse arrivano dai media di stato che attacca i servizi speciali ucraini e la cooperazione con le agenzie anglosassoni. Ma Kiev respinge le accuse con le parole di Podolyak il consigliere di Zelensky. “Non siamo uno stato criminale, a differenza della Russia, e sicuramente non uno stato terrorista”, ha detto.

Nelle ultime ore è arrivata una rivendicazione per l’attentato da un gruppo finora sconosciuto. Si tratta dell’ Esercito nazionale repubblicano. Per i russi questo evento “apre una nuova pagina nella resistenza russa al putinismo”. Nel manifesto del gruppo dissidente, Putin viene definito “un usurpatore del potere e un criminale di guerra che ha emendato la Costituzione, scatenato una guerra fratricida tra i popoli slavi e mandato i militari russi a una morte certa e insensata”.

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ultimo aggiornamento: 22 Agosto 2022 15:22

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