La vicenda di Bice Carrara, detta Maritza, arrestata nel 1939 per il duplice omicidio di Pia Orsi e Carmen Bertoni e morta in carcere prima del processo.
All’alba del 18 giugno 1939, in un appartamento al numero 10 di vicolo Sant’Anna, nel centro di Parma, venne trovato il corpo di Pia Orsi, detta Rosaria, figlia adottiva di Bice Carrara. La ragazza giaceva immobile su un divano.
Poco prima, Carrara aveva consegnato alla vicina Adalgisa Baiocchi alcune lettere e le chiavi dell’abitazione. Nell’appartamento, sul quale compariva la targa “Maritza Carrara, chiromante”, gli investigatori trovarono anche un braciere, una siringa e i frammenti di una fiala.
Secondo gli accertamenti dell’epoca, Pia era morta per asfissia da monossido di carbonio, dopo essere stata addormentata. Bice Carrara, conosciuta come Maritza per la sua attività di chiromante, venne rintracciata e arrestata quello stesso giorno.

Il caso di Bice Carrara: il corpo di Carmen Bertoni nascosto nell’appartamento
Durante il sopralluogo, un forte odore attirò l’attenzione degli agenti verso un’altra parte della casa. In un’intercapedine vennero scoperti i resti di Carmen Bertoni, conosciuta come “la Saracca”, una donna che frequentava l’abitazione e vi svolgeva lavori domestici.
Carmen era scomparsa alcune settimane prima. Dopo la sua sparizione, i familiari avevano ricevuto cartoline nelle quali la donna sosteneva di essersi allontanata con un uomo. La successiva ricostruzione investigativa attribuì quelle comunicazioni a un tentativo di far credere che fosse ancora viva.
Il corpo era stato smembrato e occultato nell’appartamento. La scoperta trasformò immediatamente l’indagine sulla morte di Pia in un procedimento per duplice omicidio. Carrara negò le accuse e fornì una propria versione dei fatti durante la detenzione.
Il processo mai celebrato e le accuse non dimostrate
Bice Carrara rimase detenuta nel carcere di San Francesco, in attesa di comparire davanti alla Corte d’assise. Nel giugno 1941, alla vigilia dell’udienza, venne trovata impiccata nella propria cella.
La sua morte impedì lo svolgimento del processo. Carrara non fu quindi mai dichiarata colpevole con una sentenza definitiva per le morti di Pia Orsi e Carmen Bertoni, nonostante la gravità degli elementi raccolti dagli investigatori.
Studi e ricostruzioni successive hanno collegato il suo nome ad altre morti avvenute nella Parma degli anni Venti e Trenta, oltre che a presunte attività clandestine. Questi ulteriori episodi non furono però giudiziariamente provati a suo carico.