Dall’inchiesta su Unabomber all’archiviazione, fino alla perizia sul Dna, il caso di Elvo Zornitta.
Il nome di Elvo Zornitta è stato legato per anni alla lunga vicenda giudiziaria di Unabomber, il bombarolo che tra il 1994 e il 2006 colpì il Nord-Est con una serie di ordigni nascosti in oggetti di uso comune. Zornitta, ingegnere residente ad Azzano Decimo e nato in provincia di Belluno, fu uno dei principali sospettati già dal 2004.
Le indagini si concentrarono su di lui per le sue competenze tecniche, per la compatibilità di alcuni spostamenti con le zone degli attentati e per il ritrovamento, nella sua abitazione, di oggetti ritenuti compatibili con quelli usati dall’attentatore.
Elvo Zornitta: l’inchiesta su Unabomber e l’archiviazione del 2009
Il sospettato fu sorvegliato anche in casa per due anni. In quel periodo Unabomber continuò a colpire regolarmente, ma Zornitta risultò ogni volta avere alibi solidi, confermati dagli inquirenti. Nonostante ciò, le indagini proseguirono in quella direzione.
Si arrivò a ipotizzare la presenza di un complice incaricato di collocare gli ordigni. I sospetti coinvolsero anche la moglie e il fratello. Per questo motivo furono sottoposti a esami del DNA, oltre a Zornitta, anche parenti, amici, conoscenti e colleghi, nel tentativo di trovare corrispondenze con i reperti. Tutti i test diedero esito negativo.

Nel 2006 emerse però un’apparente prova decisiva: una compatibilità tra un paio di forbici sequestrate a Zornitta e un taglio presente sul lamierino di un ordigno. L’incidente probatorio sembrò inizialmente confermare questa ipotesi. All’inizio del 2007, però, arrivò la svolta: fu accertato che una piccola parte del lamierino era stata tagliata con le stesse forbici dopo il sequestro. La prova risultò quindi manipolata.
Finì sotto inchiesta il poliziotto Ezio Zernar: secondo gli accertamenti, la manomissione sarebbe avvenuta proprio per incastrare Zornitta. La sua posizione venne così drasticamente ridimensionata. Il 2 marzo 2009 il gip di Trieste dispose l’archiviazione del procedimento, dopo che la Procura aveva evidenziato l’assenza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.
La prova manipolata, Zernar e gli sviluppi più recenti
Nel 2014 la Cassazione confermò la condanna a due anni, con pena sospesa, per il poliziotto esperto in balistica Ezio Zernar, accusato di aver manipolato la prova del lamierino.
Zernar era già stato condannato in primo grado e in appello a due anni di reclusione per falso ideologico e frode processuale. Nel marzo 2012 la Cassazione aveva però annullato la sentenza d’appello, disponendo un nuovo processo, conclusosi poi con la conferma definitiva della condanna nel novembre 2014.
Negli anni successivi si è aperto anche il capitolo del risarcimento per Zornitta: nel 2022 gli sono stati riconosciuti 300 mila euro. A gennaio 2026 è stato avviato un nuovo procedimento presso il Tribunale di Venezia, dopo l’impugnazione della decisione sul quantum del risarcimento da parte sia dell’Avvocatura dello Stato sia della parte civile.
Nel settembre 2025, infine, una superperizia genetica ha escluso qualsiasi corrispondenza tra i reperti e il DNA di Zornitta, contribuendo a scagionarlo definitivamente.