Stop della Corte dei Conti ai fondi per la produzione di ReiThera, il vaccino italiano contro il Covid. Il contratto non sarebbe legittimo.

La Corte dei Conti boccia il contratto stipulato tra il Mise, Invitalia e ReiThera e blocca i fondi destinati alla produzione del vaccino italiano contro il Covid. Con il rischio che il vaccino stesso non venga prodotto.

La corte dei Conti blocca i fondi per la produzione del vaccino italiano ReiThera. Il contratto presentato non sarebbe legittimo

Secondo le indiscrezioni emerse, la Corte dei Conti avrebbe considerato il contratto stipulato tra le parti come non legittimo, quindi da considerarsi nullo.

Ora si aprono due ipotesi per il governo: presentare un nuovo contratto, nella speranza che passi il vaglio della Corte dei Conti, oppure tirarsi indietro, con il rischio che il vaccino italiano contro il Covid non veda mai la luce. Esisterebbe, si apprende, una terza via: la Corte dei Conti potrebbe registrare il contratto con riserva. E non è da escludere che in un momento straordinario come quello che stiamo vivendo si possa optare per una misura straordinaria come l’approvazione con riserva.

Vaccini
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Il vaccino italiano rischia di non vedere la luce

Dai ReiThera attendono comunicazioni ufficiali prima di rilasciare dichiarazioni. Di certo si respira un’aria pesante, c’è incertezza e un pizzico di incredulità. Anche in casa Invitalia al momento si opta per la via del no comment in attesa che arrivino comunicazioni ufficiali. La questione è particolarmente spinosa anche perché senza i fondi che dovrebbe investire lo Stato per ReiThera potrebbe essere difficile anche solo far partire la terza fase della sperimentazione, quella che precede la richiesta di approvazione del farmaco.

La nota della Corte dei Conti

Con una nota ufficiale, la Corte dei Conti ha comunicato di non aver registrato il contratto presentato. Nella nota riportata dall’Ansa si legge che il 1 marzo 2021 il decreto di approvazione dell’accordo per sostenere lo sviluppo e la produzione del vaccino ReiThera, da realizzare presso lo stabilimento di Castel Romano. L’accordo prevedeva un finanziamento da 50 milioni: 41 milioni a fondo perduto e il resto come finanziamento agevolato. A fronte di una richiesta di chiarimenti e di una risposta poco esaustiva, il caso è passato al Collegio della Sezione centrale controllo di legittimità, che ha deliberato di ricusare il visto sul decreto.

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ultimo aggiornamento: 14-05-2021


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