Il presentatore di Non è l’Arena ha deciso di condurre il programma da Odessa ma piovono le critiche su questa scelta.

Il giornalista Massimo Giletti è stato inondato di critiche a causa della sua scelta di condurre il programma di La7 Non è l’Arena in diretta da Odessa. Tra gli spari e i bombardamenti delle trincee dietro di lui, Giletti cerca di condurre il programma partendo dal luogo in cui si trova. “Devo dire che ho fatto la scelta rischiosa di venire qui. Siamo a Odessa una città molto importante per il commercio, ma pure per un famoso teatro dell’opera e un museo in cui ci sono quadri di pittori italiani“. Ma la situazione peggiora  “Io non so quanto tempo potremo stare ancora qui fuori. Qua sta succedendo qualcosa. C’è un attacco in corso, non è suonato nessun allarme. Ci sono traccianti della contraerea… Stiamo vivendo un attacco probabilmente nemmeno annunciato”. Poi è costretto ad interrompere il collegamento: “Sentiamo colpi in direzione del mare. Ci dicono che dobbiamo rientrare”. Così si è concluso il collegamento.”

Massimo Giletti

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Vergogna e spettacolarizzazione: le critiche a Giletti

Questa scelta di andare in Ucraina e fare questo tipo di collegamento è stato aspramente criticato sui social. “Una vergogna inutile, nessun approfondimento, nessuna inchiesta, solo lo scoop della morte in diretta per fomentare contrapposizioni sterili e imbarazzanti in studio” scrivono su Twitter. Per molti il suo collegamento è stato solo un altro episodio di spettacolarizzazione del dolore e della guerra, come spesso accade in tv soprattutto quella italiana. Altri invece hanno parlato di “psicodramma autocelebrativo” di Giletti che con elmetto, giubbotto con la scritta Press e bandiera dell’Ucraina ha voluto mostrare il rischio che aveva corso andando a “vedere la guerra” per poterla raccontare.

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ultimo aggiornamento: 21-03-2022


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