Il malore di Eriksen ha riportato alla memoria altri casi nel calcio, per fortuna a lieto fine. Nel 1989 toccò a Lionello Manfredonia (Roma), più recentemente a Fabrice Muamba, il cui cuore riprese a battere dopo 78 minuti!

Da Lionello Manfredonia a Christian Eriksen, passando per Fabrice Muamba. Quanto avvenuto ieri a Copenaghen al calciatore danese ha tenuto col fiato sospeso per minuti interminabili tutti coloro che in quel momento stavano assistendo al match dell’Europeo tra Danimarca e Finlandia. Per fortuna, il centrocampista in forza all’Inter si è ripreso e non è in pericolo di vita. Nel passato, più o meno recente, ci sono stati altri episodi molto simili, non sempre finiti bene, come nel 1977, quando Renato Curi fu stroncato da un arresto cardiaco nel corso di Perugia-Juventus.

1989, Lionello Manfredonia

Era il 30 dicembre 1989 in un pomeriggio freddissimo al “Dall’Ara”: in campo Bologna-Roma. Al 5′, il libero giallorosso Lionello Manfredonia si accasciò sul campo. Uno dei primi a soccorrerlo fu Bruno Giordano, ex compagno di squadra dei tempi della Lazio. L’intervento del massaggiatore della Roma, Giorgio Rossi, fu decisivo: evitò il peggio aprendo la bocca con l’aiuto delle forbici per evitare che la lingua rivoltata potesse soffocarlo. Il massaggio cardiaco del dottor Alicicco, la defibrillazione praticata in ambulanza dal medico Naccarella e il trasporto tempestivo all’ospedale Maggiore, in appena 7 minuti, furono gli altri elementi determinanti. Gli fu praticata la defibrillazione per quattro volte! Dopo 48 ore, Manfredonia si risvegliò dal coma. Tentò di ritornare in campo ma l’Istituto di Scienza dello Sport non gli diede l’idoneità.

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2012, il caso di Fabrice Muamba

L’episodio più recente occorso a Fabrice Muamba è probabilmente il più incredibile. Il 17 marzo 2012, durante Tottenham-Bolton, il 23enne in forza agli ospiti subì un arresto cardiaco. Fu soccorso dagli staff sanitari delle due squadre, ma fu decisivo l’intervento di Andrew Deaner, un medico tifoso degli Spurs, presente sugli spalti. Muamba trascorse qualcosa come 78 minuti in uno stato di morte apparente. Dopo una ripetuta serie di scariche del defibrillatore, sul prato e in ambulanza, il cuore tornò a battere e fu trasportato all’Heart Attack Center del London Chest Hospital, ricoverato in terapia intensiva. Il timore che l’infarto potesse aver lasciato danni permanenti svanì due giorni dopo, quando Muamba ricominciò a muovere le gambe e riconobbe la famiglia, rispondendo alle domande. Ovviamente non è più tornato in campo…


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