Stati Uniti, i dazi di Trump minacciano il mercato auto

Il presidente degli Stati Uniti ha firmato un provvedimento eccezionale che impone un’ulteriore tassazione sui metalli importati.

La politica protezionista promessa da Donald Trump fa registrare un nuovo passo avanti. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, ha firmato il decreto che impone un aumento dei dazi doganali del 25% sull’importazione dell’acciaio e del 10% sull’importazione dell’alluminio, dal quale sono però esclusi il Canada e il Messico (i paesi cofirmatari dell’accordo Nafta per il libero mercato nordamericano).

Trump ha motivato la decisione di prendere un provvedimento così drastico con queste parole: “L’acciaio è acciaio, non esiste una nazione senza acciaio“, aggiungendo che il decreto servirà a fermare “l’aggressione al nostro paese”. Nelle intenzioni del presidente USA (che ha comunque lasciato intendere che ci sarà margine di trattativa con gli altri paesi), i nuovi dazi dovrebbero favorire il mercato interno, scoraggiando le importazioni e spingendo gli investitori stranieri a rivolgersi ad aziende statunitensi (l’alternativa, piuttosto drastica, sarebbe quella di spostare gli impianti di produzione in un altro paese).

La prima reazione della Borsa: crollano il Gruppo FCA, Exor e Ferrari

La firma e l’entrata in vigore del decreto sono arrivate l’8 marzo 2018. Il numero uno della Casa Bianca, però, aveva già annunciato in via informale l’intenzione di introdurre il provvedimento, scatenando l’immediata reazione del mercato borsistico. Tra le aziende maggiormente coinvolte in questo scenario c’è il Gruppo Fiat-Chrysler, uno dei costruttori che fa maggiore affidamento sul mercato auto americano (in programma ci sono investimenti da circa un miliardo di dollari).

Non a caso, già venerdì 2 febbraio, il titolo Gruppo FCA aveva chiuso con un passivo considerevole (-5,72% a 16,11 euro), così come la controllante Exor (-6.08%); in ribasso anche il titolo Ferrari (-3,69%) mentre Brembo e Sogefi hanno registrato cali meno significativi (rispettivamente 1,15% e 2,7%). Una settimana dopo, 9 marzo 2018, l’andamento in borsa dei titoli sopra citati resta comunque negativo, benché si registrino cali molto meno preoccupanti.

Dazi Doganali Trump
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Le reazioni da Europa e Cina

Il decreto firmato da Trump facendo leva sull’Articolo 32 della Costituzione degli Stati Uniti (ovvero appellandosi alla sicurezza nazionale per misure di emergenza) ha scatenato una catena di critiche pressapoco unanime. Oltre ad aver spaccato il fronte del partito repubblicano, i dazi sulle importazioni negli Usa di Trump hanno ovviamente indispettito sia la Cina che la Comunità Europea.

Mario Draghi, ad esempio, ha così commentato il provvedimento della Casa Bianca: “Se imponi dazi ai tuoi amici, allora mi chiedo quali siano i tuoi nemici. Le decisioni unilaterali sono pericolose“. Non si è fatta attendere anche la reazione da parte del Governo Cinese, che ha annunciato una “risposta necessaria ed appropriata“. Manfred Weber, presidente del Ppe al Parlamento Europeo, è stato altrettanto chiaro: “Non accettiamo questo comportamento così aggressivo senza reagire“. “L’Unione Europa è uno dei partner commerciali degli USA e per questo riteniamo debba essere esclusa da questo provvedimento” ha commentato il commissario europeo al commercio Cecilia Malmström.

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ultimo aggiornamento: 09-03-2018

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