La difesa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla mancata istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano fino alla chiusura della Lombardia.

Ascoltato come persona informata sui fatti, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato di quanto accaduto tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, quando forse ci sarebbero state le condizioni epidemiologiche per istituire la zona rossa a Nembro e Alzano. Ma né a Roma né in Regione Lombardia sarebbe stata presa quella decisione fino alla firma del dpcm dell’8 marzo. Quindi fino alla chiusura completa della Regione.

Zona rossa a Nembro e Alzano, la difesa di Conte

La posizione di Palazzo Chigi è chiara. Ogni mossa è stata condivisa con Attilio Fontana e Gallera, informati di ogni mossa, coinvolti con i tempi e i modi adeguati per costruire una strategia che fosse il quanto più possibile condivisa. E arrivati alla notte del sette marzo era evidente che limitarsi alla chiusura di Nembro e Alzano sarebbe stato impossibile. Si doveva procedere con la chiusura di tutta la Lombardia. Inevitabilmente.

Ma resta da giustificare un vuoto di cinque giorni, dal 3 all’8 marzo. Giorni durante i quali la situazione epidemiologica avrebbe suggerito di isolare Nembro e Alzano.

Giuseppe Conte
16/05/2020 Roma – conferenza stampa Presidente del Consiglio dei Ministri / foto Alessandro Serrano’/Pool/Insidefoto/Image nella foto: Giuseppe Conte

Le indicazione degli esperti e le mosse della politica

Perché ci si riferisce proprio al 3 marzo? Il nodo è legato alla nota del Professor Brusaferro che il 3 marzo suggeriva la chiusura dei due Comuni in questione. Dalla nota di Brusaferro parte un’analisi epidemiologica della zona, valutando in realtà la situazione in un’area più estesa di quella indicata, e un confronto serrato tra governo e Regione.

Terminata l’analisi dei dati della zona emerge con chiarezza, e siamo al 7 marzo, che sarebbe stata necessaria una chiusura decisamente più ampia, che interessasse tutta la Regione Lombardia o quasi. E a quel punto la decisione sarebbe arrivata nel giro di poche ore con la firma del dpcm dell’8 marzo.

Nessun ritardo quindi nella decisione e nessuna sottovalutazione del rischio da parte del governo, che in un momento delicato, prima di prendere una decisione critica, ha optato per un’analisi approfondita della situazione. Forte anche del fatto che dalla Regione Lombardia non sarebbe giunta nessuna richiesta per chiudere la zona in questione.

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