Uso abitativo e Diritto Reale. Come si coniugano e cosa dice la Legge al riguardo.

Cosa significa Diritto Reale d’Uso

La nozione di uso è disciplinata dall’art. 1021c.c. Trattasi di un diritto reale che ha un contenuto maggiormente limitato rispetto a quello dell’usufrutto.
Il diritto reale d’uso da al suo titolare il potere di impiegare il bene in oggetto e nei casi in cui questo dia dei frutti anche di raccogliere gli stessi, ma limitando tale opportunità alle reali necessità oggettive sue e della sua famiglia.
La figura che impiega il diritto reale d’uso o utilizzo, è quella dell’usuario e la sua funzione appare limitata rispetto a quella dell’usufruttuario ovvero di colui che ha un usufrutto di uno o più beni.
Un usuario oltre che legato alle reali necessità, non può – a differenza dell’usufruttuario – appropriarsi dei cosiddetti, frutti civili, non può neanche cedere il diritto o dare in locazione il bene.

Abitazione e uso della stessa – la figura dell’usuario

Nel caso si parli di uso abitativo questo è sempre limitato alle reali necessità. Tali necessità sono disciplinate dall’art. 1022 c.c. ne consegue che in casi nei quali un usuario disponga di una casa, tale soggetto il solo diritto di abitazione e quindi si vedrà escluso l’uso del bene.
Un esempio che scaturisce dall’applicazione dell’art. 540 del Codice Civile inerente questo diritto reale che è stato dato ad un coniuge legittimario. Nel caso in specie anche per l’abitazione vi è il divieto di cessione e di locazione, ma in tutti e due i casi resta l’obbligo delle riparazioni ordinarie, delle spese di coltura (per l’usuario) e del pagamento dei tributi come l’usufruttuario, questi obblighi sono sanciti dall’art. 1025 c.c.
Infine restando sul tema del diritto, vi è anche l’art. 1026 c.c., questo prevede che le disposizioni inerenti all’usufrutto vengano applicate all’uso e alla abitazione, ciò va a confermare le affinità tra i tre diritti reali finora osservati.

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