Dl Crescita, ArcelorMittal attacca il Governo: il punto

Dl Crescita, ArcelorMittal attacca il Governo

ArcelorMittal attacca il Governo sul dl crescita: “Senza immunità penale gestire Taranto è impossibile”. Ma il MISE ribatte: “Sapevano tutto”.

ROMA – Il dl crescita spaventa l’ArcelorMittal. L’azienda che gestisce l’ex Ilva di Taranto in una nota attacca duramente il Governo su uno dei provvedimenti che sono vicini all’approvazione: “Se il provvedimento dovesse essere approvato nella sua formulazione attuale, la disposizione relativa allo stabilimento di Taranto pregiudicherebbe la capacità di gestire l’impianto nel mentre si attua il Piano ambientale richiesto dal Governo italiano e datato settembre 2017“.

L’azienda ha fatto sapere di aver “fatto presente le loro preoccupazioni al Governo. Lo stabilimento è sotto sequestro dal 2012 e non può essere gestito senza che ci siano le necessarie tutele legali fino alla completa attuazione del Piano attuabile“.

Dl Crescita, il MISE risponde ad ArcelorMittal: “L’azienda era a conoscenza dei nostri piani”

Non si è fatta attendere la risposta del Governo: “L’azienda era stata informata già a febbraio 2019 degli sviluppi circa la possibile revoca dell’immunità penale introdotta nel decreto crescita e per questo la comunicazione ci sorprende un po’. Il MISE è al lavoro affinché l’azienda continui ad operare nel rispetto dei parametri ambientali“.

Ilva
fonte foto https://twitter.com/Ettore_Rosato

Dl Crescita, le novità più importanti: da Salva Roma a Radio Radicale

Il decreto crescita si prepara ad approdare alla Camera per la prima discussione del provvedimento. C’è sicuramente tanta attesa per sapere il destino di una delle riforme più discusse degli ultimi mesi. Tra le novità che sono state aggiunte in Commissione troviamo il compromesso tra Salva-Roma e Salva-Comuni, i soldi per consentire a Radio Radicale di sopravvivere, il taglio dell’Ires, lo stop agli scontrini di carta.

Si tratta di un percorso ancora molto lungo prima dell’approvazione definitiva. Nei prossimi giorni è atteso il voto alla Camera e poi il testo dovrà passare in Senato per la seconda lettura. Senza modifiche solo dopo il via libera di Palazzo Madama la norma potrà entrare in vigore altrimenti si dovrà tornare per la seconda volta a Montecitorio.

fonte foto copertina https://twitter.com/Ettore_Rosato

ultimo aggiornamento: 20-06-2019

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