Un vero e proprio caos durante il processo per la rapina di cui è stato vittima il portiere Gianluigi Donnarumma insieme alla compagna.
È durata poco la prima udienza del processo per la rapina subita da Gianluigi Donnarumma e dalla compagna Alessia Elefante nella loro abitazione parigina di Avenue Montaigne. Il procedimento è stato interrotto dopo momenti di forte tensione in aula, provocati da Ilyas “Ganito” Kherbouch, 21 anni, indicato come uno dei principali sospettati per l’organizzazione del colpo.

Donnarumma: caos al processo per la rapina
La coppia, oggi sposata e con un figlio, ha scelto di non essere presente all’udienza, affidando la vicenda ai propri legali. Nel corso del procedimento, però, non sono mancati gli episodi di tensione. Kherbouch, che si trovava in custodia, ha iniziato a insultare e minacciare gli agenti dopo che questi avevano chiesto al fratello di interrompere le comunicazioni con lui e di lasciare l’aula.
Quando le guardie sono intervenute per accompagnare fuori il parente, l’imputato ha reagito con insulti e minacce, arrivando a urlare contro gli agenti. Il fratello è stato quindi portato via con la forza, mentre l’alterco è ulteriormente degenerato.
La difesa aveva inoltre chiesto che l’udienza si svolgesse a porte chiuse, ma i giudici hanno respinto la richiesta. Invitato a mantenere la calma, Kherbouch ha risposto di non essere interessato al processo e di non voler partecipare.
I dettagli sul caso e le prossime tappe
Al centro del procedimento c’è la rapina del luglio 2023, durante la quale a Donnarumma e alla sua compagna furono sottratti beni per oltre 500 mila euro, tra orologi di lusso, borse griffate, contanti e gioielli. Furono portate via anche le chiavi di una Mercedes e di una Lamborghini.
Durante l’udienza, Alessia Elefante ha raccontato alcuni particolari di quella notte tra il 21 e il 22 luglio 2023. La vicenda ebbe conseguenze particolarmente dolorose per la donna, che all’epoca era incinta e perse pochi giorni dopo il bambino che portava in grembo.
Nel processo sono imputati anche il 22enne Khyan Mamouni e il 24enne Moktar Diop. Quest’ultimo ha ammesso di aver partecipato alla vicenda, negando però di aver usato violenza contro le vittime. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, alcuni complici sarebbero stati a loro volta seviziati e costretti a partecipare alla rapina. Uno di loro si è tolto la vita in carcere.
Gli altri due componenti della banda erano minorenni all’epoca dei fatti e sono già stati condannati dalla giustizia francese a tre e quattro anni di carcere. Il procedimento proseguirà nei prossimi giorni con l’audizione di altri testimoni e l’analisi di nuove prove.