Il 2 giugno 2010 il tassista Derrick Bird uccise 12 persone e ne ferì altre 11 attraversando diversi centri della Cumbria. La strage terminò con il suo suicidio.
Il 2 giugno 2010, il cinquantaduenne Derrick Bird, tassista di Whitehaven, percorse decine di chilometri attraverso la Cumbria, nel nord-ovest dell’Inghilterra, sparando contro conoscenti e persone incontrate lungo il tragitto. Alla fine della giornata 12 persone erano morte e altre 11 erano rimaste ferite. Bird venne poi trovato morto in una zona boschiva dopo essersi suicidato.

Cumbria: dal fratello agli spari contro persone incontrate per strada
La prima vittima fu il fratello gemello David Bird, ucciso nella propria abitazione a Lamplugh nelle prime ore del mattino. Successivamente Bird raggiunse Kevin Commons, il proprio avvocato, e uccise anche lui. L’inchiesta stabilì che Bird aveva sviluppato convinzioni irrazionali secondo cui entrambi avrebbero contribuito ai suoi problemi fiscali.
Intorno alle 10:30 raggiunse il posteggio dei taxi di Whitehaven e uccise il collega Darren Rewcastle, ferendo altri uomini. Da quel momento iniziò un lungo percorso attraverso località come Egremont, Wilton, Gosforth e Seascale, durante il quale sparò anche contro persone che apparentemente non conosceva.
Tra le vittime vi furono Susan Hughes, Kenneth Fishburn, Isaac Dixon, Jennifer e James Jackson, Garry Purdham, Jamie Clark, Michael Pike e Jane Robinson. In totale Bird uccise dodici persone e ne ferì undici.
Il suicidio e le conclusioni dell’inchiesta
Durante la fuga la polizia organizzò una vasta caccia all’uomo. Bird continuò a spostarsi per circa 45 miglia, mentre agli abitanti delle zone interessate veniva chiesto di rimanere al sicuro.
Dopo aver abbandonato il veicolo nei pressi di Boot, entrò in una zona boschiva. Il suo corpo venne trovato dalla polizia intorno alle 13:40. Si era tolto la vita con una delle proprie armi.
Nel marzo 2011, al termine delle inchieste del coroner, la giuria stabilì ufficialmente 12 verdetti di unlawful killing per le vittime e un verdetto di suicidio per Bird. Durante le udienze specialisti descrissero Bird come affetto, nel periodo precedente alla strage, da convinzioni paranoidi e deliranti, ma il procedimento non individuò un’unica spiegazione capace di chiarire completamente la sequenza di violenza.
La tragedia riaprì inoltre nel Regno Unito il dibattito sulle licenze per le armi da fuoco. Una successiva revisione concluse però che non erano emerse ragionevoli occasioni, nell’ambito del sistema di concessione delle licenze, che avrebbero permesso di prevenire gli attacchi di Bird.