Le ripercussioni sull’Italia della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia: Draghi, “Potrebbe essere necessario riaccendere le centrali a carbone”.

In occasione della sua informativa alla Camera, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha parlato delle ripercussioni sull’Italia delle sanzioni alla Russia soffermandosi sull’energia e il gas e facendo sapere che potrebbe essere necessario riaprire le centrali a carbone.

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Guerra in Ucraina, Draghi: “Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone”

“Il Governo intende poi lavorare per incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico – come il TAP dall’Azerbaijan, il TransMed dall’Algeria e dalla Tunisia, il GreenStream dalla Libia. Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio in occasione del suo intervento alla Camera.

Di seguito il video dell’intervento di Mario Draghi alla Camera dei Deputati.

Lo scopo del governo: rendere l’Italia meno dipendente dal gas della Russia

Lo scopo del governo italiano, alla luce delle criticità emerse nel corso di questa crisi, è quella di andare a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico per rendere il Paese meno dipendente dal gas della Russia. Nel corso del suo intervento Draghi ha anche sottolineato come nel corso degli ultimi anni l’Italia abbia sensibilmente e considerevolmente ridotto la produzione di gas naturale, che evidentemente ha un costo di produzione e di gestione decisamente più contenuto.

Alla luce di questa strategia, una delle ipotesi al vaglio è quella di riattivare le centrali a carbone. Una soluzione evidentemente utile solo nell’immediato. Una misura per tamponare una situazione emergenziale. Si tratterebbe evidentemente di un passo indietro nella strategia di rivoluzione green, per la quale l’Italia aveva deciso di accantonare il carbone, altamente inquinante.

Smog Inquinamento
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Le centrali a carbone

Le centrali a carbone presenti in Italia sono sette e si stima che possano arrivare a coprire fino al cinque per cento circa del fabbisogno energetico italiano. Per rendere queste strutture meno inquinanti si era pensato di procedere con un percorso di conversione per trasformarle in centrali funzionanti a gas. L’impennata dei prezzi della materia in questione evidentemente ha costretto il governo a fare un passo indietro.

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ultimo aggiornamento: 25-02-2022


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