L’archeologo romano Niccolò Daviddi parla del suo dramma, in quanto licenziato dopo aver denunciato in tv la sua situazione.

La situazione del mercato del lavoro, ai giorni nostri, è drammatica. Specialmente per i giovani: compensi quantomeno ridicoli – se comparati agli altri Stati europei – per turni di lavoro massacranti, straordinari non pagati, zero ferie, assicurazione inesistente e tanto altro marcio. Ebbene, questa era la situazione di Niccolò Daviddi, giovane archeologo romano, che ha denunciato lo sfruttamento subito a lavoro – perché se vieni pagato 6€ all’ora, di questo stiamo parlando – per poi essere, di fatto, messo ai margini dalla sua cooperativa di archeologi.

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La denuncia

Dopo essere stato intervistato ad Agorà Estate su Rai3, Niccolò ha annunciato quanto segue su Twitter. “Ciao ragazzi, sono Niccolò, l’archeologo che appare nel servizio di Rai Tre andato in onda mercoledì scorso. Volevo dirvi che sono stato licenziato. Cioè, naturalmente, non licenziato in senso tecnico: dato che lavoro a partita IVA, neppure quell’onore posso permettermi. Ma ieri sera, poche ore dopo che il video del servizio era stato condiviso in un grosso gruppo FB di archeologi, sono stato rimosso (senza alcuna comunicazione) dalla chat whatsapp in cui la cooperativa assegnava le commissioni per i vari cantieri. Quindi – prosegue l’archeologo – ho perso il lavoro. Mi sembra giusto raccontarlo, perché è segno di dove siamo adesso: siamo ricattabili e ricattati”.

lavoro contratto
Lavoro

“Non avevo raccontato nulla su quella cooperativa – precisa l’archeologo romano nel lungo tweet – ma avevo parlato di un sistema che non va: compensi orari medi intorno ai 6€/h, obbligo di aprire la partita IVA per lavorare… lavoro “da libero professionista” che in realtà si configura come lavoro para-dipendente senza diritti. Una cosa che qualsiasi archeologo romano, ma vorrei dire italiano, sa. A quanto pare però – conclude Niccolò – si può sapere, si può fare, ma non si può dire.

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ultimo aggiornamento: 15-06-2022


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